Pensioni 2015 INPS vecchiaia e anzianità. Calcolo regole attuali e con cambiamenti prestito, quota 100, Mini pensione,contributivo

Il governo Renzi punta di nuovo l’attenzione sulla questione previdenziale: come potrebbero cambiare i requisiti pensionistici con novità da approvare

Pensioni 2015 INPS vecchiaia e anzianità


Dopo la riforma del Lavoro, il governo punta di nuovo l’attenzione sulla questione previdenziale e le ultime notizie riportano la probabile ripresa della discussione sulla riforma pensioni Fornero ed eventuali novità da apportarvi già in questi primi mesi del 2015. Ed effettivamente sono in programma due appuntamenti importanti, il primo, fissato per il 14 gennaio, riguarda il via all’analisi in Corte Costituzionale sulla legittimità del referendum abrogativo della legge pensionistica attuale promosso dalla Lega; il secondo, in programma tra qualche giorno, è l’incontro tra il ministro dell’Economia Padoan e il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri. Ci si prepara a voltare pagina, nonostante le resistenze del Mef, per ammorbidire i requisiti pensionistici troppo rigidi imposti dalla legge Fornero, modificandola senza stravolgerla.

Ci si aspetta, anche quest’anno, novità che si spera vengano realmente approvate. Intanto, per quest’anno, non cambia nulla rispetto al 2014 per quanto riguarda i requisiti pensionistici necessari per andare in pensione: lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore pubblico e lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dovranno raggiungere i 66 anni e tre mesi di età, le lavoratrici dipendenti settore privato i 63 anni e 9 mesi, e le lavoratrici autonome 64 anni e 9 mesi, con 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne.

Questi requisiti, che sono quelli che hanno suscitato in questi ultimi due anni polemiche e malcontenti, potrebbero essere modificati se, come accennato, venisse approvata qualche novità sulla riforma attuale, magari puntano su uno di quei sistemi di uscita anticipata messi a punto in questi ultimi mesi e che attendono però ancora di essere approvati. Stiamo parlando di prestito pensionistico, uscita a quota 100, sistema contributivo per tutti, pensione anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi, meccanismi che prevedono maggiore flessibilità in uscita per tutti e rendono meno rigidi requisiti anagrafici e contributivi.

Partendo, per esempio, dal sistema contributivo, per tutti, donne e uomini avrebbero la possibilità di andare in pensione a 57 e a 58 anni, a seconda che si tratti di lavoratori e lavoratrici dipendenti o autonomi, con 35 anni di contributi, purchè accettino il calcolo della loro pensione finale esclusivamente con sistema contributivo e dunque percependo un assegno ridotto. Con il prestito pensionistico, invece, si potrebbe andare in pensione due o tre anni prima rispetto ai 66 oggi richiesti, ricevendo un anticipo sulla pensione finale di circa 700 euro che poi, una volta maturati i normali requisiti, dovrà essere restituito con piccole trattenute di qualche decina di euro sull’assegno pensionistico finale.

Per l’uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi bisogna accettare invece le penalizzazioni calcolate in percentuale in base all’anno di anticipo in cui si va in pensione rispetto ai 66 anni, penalizzazioni che possono arrivare fino all’8%; mentre per quanto riguarda l’uscita a quota 100, scendono i requisiti, per esempio, a 60 anni di età con 40 anni di contributi o a 61 anni con 39 anni di contributi, purchè risulti 100 dalla somma di età anagrafica e contributiva.

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di Marianna Quatraro pubblicato il
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