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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità referendum Lega. Come si eviterà abolizione Legge Fornero.

Le novità possibili per modificare la riforma pensioni per evitare si vada al voto per il referendum abrogativo promosso dalla Lega: cosa fare?




Piani di uscita anticipata tra sistema contributivo per tutti, prestito pensionistico o mini pensione, uscita a quota 100 o a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni per chi decide di lasciare il lavoro prima; o uscita per tutti con 41 anni di contributi senza limiti di età anagrafica da raggiungere; e ancora staffetta generazione a nuova apertura del ministro del Lavoro Poletti a modifiche sui requisiti pensionistici in aumento. Tutto di nuovo in discussione sulla riforma pensioni Fornero e, soprattutto, alle soglie del parere che la Corte Costituzionale darà sul referendum promosso dalla Lega di Matteo Salvini che vuole cancellare completamente le norme oggi in vigore.

Si tratterebbe dunque di volere un ritorno al passato, ripristinando, appunto, le vecchie norme, cosa che se ad alcuni piacerà certamente, soprattutto perché si chiuderebbero subito anche i casi di esodati e quota 96 della scuola, ad altri un po’ meno. E sono coloro che difendono la legge Fornero perché è in grado di garantire sostenibilità economica all’Italia in un momento di particolare crisi. E’, dunque, necessario apportare modifiche a tale legge senza però abolirla del tutto e, quindi, mantenendo gli 80 miliardi di euro di risparmi che assicura. Per farlo è in programma un incontro nei prossimi giorni tra ministro dell’Economia Padoan e nuovo presidente Inps Tito Boeri per cercare soluzioni e novità.

E non sarebbe la prima volta che l’esecutivo, in una situazione estrema, si ritrova a dover definire novità e soluzioni in poco tempo. Del resto, era già avvenuto quando la scorsa estate per evitare la sanzione salata inflitta dall’Ue per la violazione dei diritti civili e umani a causa del sovraffollamento carcerario ha proposto norme e misure che avrebbero migliorato la situazione.

Ma nel dibattito previdenziale torna a farsi sentire anche il ministro del Lavoro Poletti e lo fa in risposta ad una interrogazione parlamentare del Pd stesso che chiede di ridefinire i criteri che da gennaio 2016 porteranno all’incremento dei requisiti pensionistici. Per effetto, infatti, dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, dal 2016 non si andrà più in pensione a 66 anni e tre mesi ma a 66 anni e sette mesi. Ma per coloro che hanno presentato l’interrogazione è necessario almeno rivedere questi criteri e ridefinirli in funzione delle diverse categorie di lavoratori, perché non tutti i lavori sono pesanti e impegnativi allo stesso.

E a loro il ministro Poletti ha risposto facendo sapere che il governo si impegnerà per cercare di studiare il modo di rivedere i criteri che chiedono di cambiare, prima che, ovviamente, si arrivi alla fine del 2015 senza aver nuovamente concluso nulla. Non sarebbe, infatti, la prima volta che il ministro Poletti annncia e promette ma alla fine non mantiene.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il