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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità stipendi maggiori e contributi minori da studiare o al contario

Quali sono le novità sulle riforma pensioni? Qual è la strada che potrebbe essere percorsa per un vero cambiamento sostenibile dalle casse statali?




Sono i numeri a rivelare come la riforma pensioni Renzi sia un'idea da trasformare al più presto in progetto. Lo spunto viene fornito dalle ultime notizie che arrivano dagli esperti di Deloitte & Touche, la cui analisi sul rapporto fra contributi e previdenza è stata ripresa dal quotidiano la Repubblica. Ebbene, da queste parti il costo dei contributi è circa il 37% dello stipendio lordo, di cui il 29% è carico dell'azienda, il resto del lavoratore. Tanto per avere un termine di paragone, in Germania il costo è più basso e la distribuzione delle quote è ben diversa.

La conclusione è presto detta: in Italia pensioni (fino a ora) più alte ma pagate a suon di contributi. Altrove contributi più bassi e stipendi maggiori. Con la legge di stabilità è stato fatto ben poco. Da quest'anno è scattato il tetto alle pensioni d'oro. Secondo quanto stabilito con la manovra finanziaria l'importo dell'assegno non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell'entrata in vigore del decreto legge 201 del 2011 computando l'anzianità contributiva necessaria per il conseguimento del diritto alla prestazione, integrata da quella maturata fra la data di conseguimento del diritto e la data di decorrenza del primo periodo utile per la corresponsione della prestazione stessa.

E visto che si parla tanto di modello tedesco, dal punto di vista lavorativo sono previsti sussidi di disoccupazione universali: ogni disoccupato riceve un'indennità, decurtata ogni volta che rifiuta un lavoro. Il sussidio è maggiorato per gli over 50 che perdono il lavoro. I lavori socialmente utili a 1-1,5 euro l'ora non fanno perdere il sussidio. Sono poi in vigore i Midjob ovvero i contratti di lavoro atipici pagati al massimo 400 euro al mese, e i Minijob, contratti precari, poco tassati, senza diritto a pensione, né mutua. Esiste poi il reddito di cittadinanza per chi non trova lavoro dopo aver completato gli studi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il