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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: problemi ed errori da risolvere non solo soluzione per professionisti e partita iva

Le novità sui versanti delle pensioni e del lavoro sono negative. Il premier Matteo Renzi promette interventi sulle partite IVA, ma quali?




Riforma lavoro e riforma pensioni vanno di pari passo. E come dimostrato dalle ultime notizie, in entrambi i casi le novità sono di segno negativo. Con l'arrivo del nuovo anno, il solo cambiamento positivo dal punto di vista sociale sul versante della previdenza è stata la cancellazione delle penalizzazioni per chi si congeda prima dei 62 anni con la maturazione dei requisiti richiesti. Per il resto tutte restituite al mittente le proposte di applicare quota 100 come somma dell'età anagrafica e degli anni contributivi; di introdurre il prestito previdenziale per consentire il ritiro dal lavoro degli over 50 disoccupati; di estendere agli uomini del calcolo dell'assegno con il contributivo.

E non va meglio con il lavoro. Jobs Act a parte, di cui va ancora verificato il reale impatto sull'economia italiano, c'è il problema delle partite IVA creato dal governo. Su stessa ammissione del premier Matteo Renzi si tratta di "un errore", ma "adesso la recuperiamo". In che modo? Intervenendo su uno dei due punti che hanno messo in crisi tutti coloro che vogliono aderire al regime dei minimi: abbassando la tassazione (triplicata dal 5 al 15%) o aumentando il tetto di ricavi da non superare, portato a 15.000 euro annui lordi per la maggior parte delle categorie professionali.

Sembra paradossale continuare a invocare il ricambio generazione e a immaginare nuove opportunità lavorative per le fasce più giovani quando sempre più anziani sono al lavoro, anche perché impossibilità a congedarsi per via delle norme rigide che regolano le pensioni. Secondo il Centro Studi di Confindustria la crisi ha fatto salire il numero degli occupati tra i 55 e i 64 anni di 1,1 milioni dal 2007. Rientrano ora in questa categoria il 46,9% dei lavoratori(erano il 34,2%). A farne le spese sono i giovani (25-34 anni), diminuiti di ben 1,6 milioni, con un -11,2% del tasso di occupazione.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il