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Pensioni donne, anzianità, vecchiaia riforma Governo Renzi: novità dichiarazioni Poletti, Calderoli, Ue, Damiano, Proietti,Messina

Continua ad essere piuttosto acceso il dibattito previdenziale: le ultime dichiarazioni e proposte di forze politiche e sociali




Continua ad essere piuttosto acceso il dibattito previdenziale tra chi sostiene il referendum della Lega che chiede la totale abrogazione della riforma pensioni Fornero, per cui è stato prorogato il verdetto della Corte Costituzionale al prossimo 20 gennaio, e chi difende le norme della legge pensionistica attuale. E dalle novità e ultime notizie non si fa altro che evincere una discussione sempre più intensa sull’argomento. Se è ferrea la posizione del leader della Lega Salvini, sostenuto dal vice presidente del Senato Calderoli che vogliono assolutamente la cancellazione della legge Fornero, divisi sono i sindacati, con la Cigl di Susanna Camusso che dice sì al referendum e la Furlan della Cils che ritiene sia meglio correggere alcune norme della riforma Fornero, cosa che il Parlamento potrebbe benissimo fare.

Delo stesso parere della Furlan, Proietti della Uil, secondo cui il governo Renzi e il Parlamento devono riaprire il capitolo previdenziale e promuovere possibilità di uscite anticipate dal lavoro anche per dare vita alla staffetta generazionale e al turn over che creerebbero nuove possibilità di lavoro per i giovani disoccupati. Ed ecco che Cesare Damiano, a tal proposito, rilancia sulla sue proposte di uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, o tornando al sistema delle quota, con l’uscita a quota 100, come possibilità di modifica della riforma pensioni Fornero, a prescindere dall’esito del voto sul referendum della Lega.

Damiano ha nuovamente spiegato che la legge Fornero “ha avuto due effetti controproducenti sul piano sociale: il primo, è quello di aver creato una situazione esplosiva, a partire dal problema degli esodati, a causa dell’assenza di gradualità nell’innalzamento dell’età pensionistica. Il secondo è che andare in pensione di vecchiaia oltre i 67 anni è causa di un sostanziale blocco delle assunzioni: non è difficile immaginare che se i genitori rimangono inchiodati nel posto di lavoro fino a tarda età, i loro figli e nipoti troveranno con maggiore difficoltà un’occupazione. Per questo insistiamo nella richiesta di introdurre un criterio di flessibilità nel sistema pensionistico”.

Anche il ministro del Lavoro Poletti si dice pronto ad intervenire con modifiche soprattutto per quanto riguarda i requisiti pensionistici destinati ad aumentare dal primo gennaio 2016. Alcuni esponenti  del Pd hanno presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo di modificare la norma che prevede l’aumento dell’età pensionabile per tutti di quattro mesi, per cui dal primo gennaio 2016 si potrà andare in pensione a 66 ani e sette mesi piuttosto che a 66 anni e tre mesi.

Ma considerando che vi sono categorie che hanno un’aspettativa di vita diversa (parametro cui è legato l’aumento dell’età pensionabile) sarebbe meglio fare distinzioni. E il ministro Poletti ha garantito che la questione sarà discussa. Secondo poi Yoram Gutgeld, consulente economico di Renzi, bisogna intervenire sulla riforma pensioni, ma a costo zero è impossibile, per cui si ha bisogno di una copertura finanziaria, che permetta di anticipare le uscite, motivo per cui si chiederà all’Ue più flessibilità e il prossimo 22 gennaio il premier Renzi ne discuterà con la cancelliera tedesca Angela Merkel.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il