Nasdaq: pronta una offerta per acquisire la Borsa di Londra

Non è ancora finita. L’assalto del Nasdaq alla borsa di Londra continua



Non è ancora finita. L’assalto del Nasdaq alla borsa di Londra, dopo l’offerta da 12,43 sterline (circa 18,4 euro) ad azione che valutava ieri la City 2,7 miliardi di sterline (circa 4 miliardi di euro), potrebbe a breve ripetersi e portare un altro affondo sul London Stock Exchange. Già durante la focosa giornata di ieri la borsa tecnologica newyorchese era riuscita a portare la sua partecipazione nel Lse al 28,75%, quindi sempre più vicino a quella soglia del 29,9% che fa scattare l’opa.

Adesso le file si rinserrano in vista di nuovi scontri. L’”algida” Clara Furse, amministratore delegato del Lse, ha dimostrato di sapere tenere dalla propria parte gli azionisti della City a partire da quegli hedge fund che hanno in portafoglio un terzo della società. Governance e proprietà sono infatti cementati da risultati vertiginosi che hanno portato le azioni del Lse dai 580 pence di un anno fa ai 1.243 pence dell’offerta americana di ieri. A valorizzare la borsa londinese anche un risultato operativo nell’ultima semestrale in crescita del 60% e un eps incrementatosi del 45% in un anno.

I risultati sono favoriti da uno scenario globale di grandi scontri fra i listini del mondo, basta pensare per esempio alla prossima fusione di Euronext con il Nyse o a quella del Chicago Mercantile Exchange con il Chicago Board of Trade. L’onda lunga della febbre da merger arriva fino a Tokyo, dove il Nasdaq ha siglato intese di cooperazione con il giapponese Jasdaq, e in Corea del Sud, dove la stessa borsa di New York si è alleata al Korea Exchange. La stessa Borsa di Tokyo sta cercando di accordarsi con il Lse, mentre nell’ombra rimane la scandinava Omx.

Adesso resta da stabilire anche il ruolo di Borsa Italiana dopo il fallimento delle trattative con Francoforte: oggi, in un’intervista al Sole 24 Ore Stefano Micossi, direttore generale di Assonime, sosteneva che il progetto di quotazione per piazza Affari potrebbe rivelarsi nel mutato scenario fallimentare. C’è, infatti, il rischio che lo sbarco sui listini che doveva portare il valore della società a quota 1,4-1,6 miliardi non raggiunga i risultati sperati e si fermi alla cifra tonda di un miliardo. Un’ipotesi che potrebbe scoraggiare gli azionisti. L’unica soluzione sembra quella di cercare nuovi alleati e di farlo in fretta. Anche perché, fra i motivi che hanno dato un’accelerazione ai merger borsistici c’è la nuova direttiva Ue Mifid che darà nuovi strumenti alle banche per condurre delle contrattazioni in proprio, col rischio di ridurre il mercato per le borse ufficiali. Intanto forse scacciati dalla Sarbanes-Oxley, forse spiazzati da un vento sempre più favorevole al Vecchio Continente, gli yankee continuano a bussare alle porte della borsa londinese. Verrebbe da dire: provaci ancora Sam.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il