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Partita IVA minimi regime nuovo 2015: proroga per domandaa a precedenti minimi anno scorso migliori tassazione, durata, condizioni

C'è ancora tempo per aprire una partita IVA con i precedenti requisiti del regime dei minimi. Ecco come fare e qual è la norma di riferimento.




C'è tempo fino al 30 gennaio 2015 per aprire una partita IVA con i vecchi e più conveniente requisiti del regime dei minimi. Le condizioni sono due: essere in possesso delle condizioni richiesti e dichiarare come giorno di inizio attività il 31 dicembre 2014. La chiave è rappresentata dal primo comma del decreto 63 del 1972. Si legge testualmente: "I soggetti che intraprendono l'esercizio di un'impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione, devono farne dichiarazione entro trenta giorni ad uno degli uffici locali dell'Agenzia delle entrate ovvero ad un ufficio provinciale dell'imposta sul valore aggiunto della medesima Agenzia".

La dichiarazione deve essere redatta, a pena di nullità, "su modelli conformi a quelli approvati con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate". A quel punto l'ufficio attribuisce al contribuente un numero di partita IVA che resta invariato anche nelle ipotesi di variazioni di domicilio fiscale fino al momento della cessazione dell'attività e che deve essere indicato "nelle dichiarazioni, nella homepage dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto". In attesa di capire quali saranno i cambiamenti che il governo apporterà sul nuovo regime dei minimi (definito pubblicamente "un autogol" da parte del premier Matteo Renzi), si tratta di una opzione da prendere in considerazione.

Si, perché il governo ha innalzato ala tassazione dal 5 al 15% la tassazione e abbassato il tetto di ricavi per rimanere nel regime dei minimi, ora pari a 15.000 euro per attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi; costruzioni e attività immobiliari; intermediari del commercio; a 30.000 euro per commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande (20.000 euro per altri prodotti); a 35.000 euro per industrie alimentari e delle bevande; a 40.000 euro per commercio all'ingrosso e al dettaglio; attività dei servizi di alloggio e di ristorazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il