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Pensioni donne, anzianità, uomini riforma Governo Renzi: novità statistiche, anali, studi aggiornati. Ecco cosa indicano

Modifiche alla riforma pensioni Fornero sempre più urgenti dopo ultimi dati su disoccupazione giovanile e non solo: situazione e possibili soluzioni




Si fanno sempre più urgenti gli interventi sulla riforma pensioni Fornero e non solo per le richieste che continuano a farsi sempre più pressanti da parte di forze politiche e sociali, ma anche per le novità e ultime notizie su  tasso di disoccupazione giovanile in Italia e contraddizioni che regnano all’interno dello stesso sistema pensionistico, nonchè problemi, come quello della rivalutazione negativa delle pensioni, che attendono di essere risolti. Partendo dalla disoccupazione, gli ultimi dati ci riferiscono che a novembre il tasso di disoccupazione ha toccato quota 13,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a ottobre, secondo l’Istat, un record storico e i giovani senza lavoro sono 729mila, contro i 710mila appena dell’estate.

E non solo nel Belpaese i disoccupati sono arrivati ai 3 milioni 457 mila, con una crescita di 40mila unità rispetto a ottobre (+1,2%) e di 264 mila su base annua (+8,3%), ma da uno studio presentato in Senato da un collaboratore del nuovo presidente dell’Inps Boeri, Patriarca, emerge che è in aumento il popolo dei pensionati occupati, cioè coloro che hanno raggiunto le cosiddette baby pensioni ma continuano a lavorare, percependo così sia la pensione che una normale retribuzione mensile.

E ancora: l’Italia eroga le pensioni pubbliche più alte ma a discapito di prelievi contributivi pesanti. Da uno studio degli analisti Deloitte, chi ha avuto la possibilità di lavorare e accumulare i contributi avrò una buona pensione ma, allo stesso tempo, pagherà più contributi, cosa che invece non accade in altri Paesi europei, dove il prelievo contributivo è minore, permettendo al lavoratore di percepire buoni assegni mensili durante la vita lavorativa e percepire al termine una pensione adeguata al lavoro svolto durante la carriera.

E’ chiaro, dunque, come sia importante cambiare le norme che regolano l’uscita dal lavoro, rendendole meno pesanti, applicando uno dei meccanismi di uscita anticipata, come quota 100, pensione a 62 anni di età con 35 anni di contributi, prestito pensionistico o sistema contributivo, piani che permetterebbero ai lavoratori più anziani, cui mancano pochi anni al raggiungimento della pensione normale, di andare in pensione prima, liberando posti di lavoro che verrebbero poi occupati dai più giovani. Questo sistema contribuirebbe a rilanciare l’occupazione e, di conseguenza, l’economia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il