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Bollo auto 2015: singole regioni stanno decidendo regole e norme ufficiali e particolari. Chi deve pagare, come e quanto

Anche le auto storiche tra i 20 e i 30 anni di vita sono chiamate nel 2015 a pagare il bollo auto




Tra le prossime scadenze che vedranno impegnati milioni di italiani, c'è anche quella relativa al pagamento del Bollo auto 2015. Tra le novità riguardanti il nuovo anno, c'è in particolare la fine dell'esenzione che sino allo scorso dicembre riguardava tutti i veicoli che erano iscritti all'Automobilclub storico Asi, oppure ad uno dei tre registri storici nazionali di Fiat, Alfa Romeo e Lancia. Una esenzione che non ha più ragione di sussistere alla luce di quanto stabilito dalla Legge di Stabilità emanata per il 2015 dal Parlamento.

Una decisione, quella dell'esecutivo di Matteo Renzi che, però, come succede spesso nel nostro Paese, è stata oggetto di controversie a non finire. Se infatti quella che una volta si chiamava Finanziaria ha cancellato l'esenzione imponendo il pagamento a tutte la automobili che abbiano meno di trent'anni, a prescindere dal reale interesse storico e collezionistico, va al contempo ricordato come il bollo sia in definitiva un tributo di carattere locale.

Proprio per questo motivo, di conseguenza, alcune Regioni hanno deciso di procedere per conto loro, disobbedendo in pratica a quanto disposto dal Parlamento nazionale. Emilia Romagna e Veneto, in particolare, hanno deciso dal canto loro di non reintrodurre il versamento del bollo per quanto concerne le vetture storiche che abbiano tra i venti e i trenta anni di vita, mentre Liguria e Lombardia stanno a loro volta esaminando la situazione per capire come muoversi al meglio. A spingere queste regioni alla ribellione sarebbe in particolare, almeno secondo quanto spiegato dall'Asi, la valutazione relativa allo scarso o quasi nullo impatto che avrebbe l'applicazione del bollo auto sulle vetture storiche sui conti regionali. In pratica, la cifra sarebbe talmente bassa che non varrebbe la pena mettersi contro i possessori di questa particolare categoria di autoveicoli per pochi spiccioli. Proprio la fluidità della situazione ha peraltro spinto l'Asi a dare vita ad una serie di riunioni con i rappresentanti dei governi locali, al fine di valutare l'opportunità di muoversi in concerto per chiedere all'esecutivo un ripensamento sulla questione.

Va peraltro ricordato come sin dai mesi passati l’Automobilclub storico abbia provveduto ad esplicitare in ogni modo la sua decisa contrarietà ad un provvedimento per il quale si calcola che a fronte di poco più di sette milioni di introiti, si realizzino perdite di carattere economico-patrimoniale pari ad almeno due miliardi di euro. Un parere del tutto contrario a quello rilasciato dall’Automobil club italiano Aci, che nel passato mese di luglio aveva invece esplicitamente chiesto alla Commissione Finanze della Camera di procedere alla eliminazione del bollo per auto che storiche non sarebbero. Secondo questa seconda stima, infatti, dei quattro milioni di veicoli in questione, solo 800mila rientrerebbero a pieno titolo nella qualifica di auto storiche, mentre gli altri tre milioni e passa sarebbero in pratica rottami che circolano sulle nostre strade inquinando l'atmosfera e rilasciando sostanze nocive, ragione per la quale andrebbero rottamate senza alcun indugio.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il