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Pensioni 2015: guida

Norme pensionistiche riforma Fornero, requisiti per andare in pensione quest’anno, bocciatura referendum Lega e modifiche possibili: tutto ciò che c’è da sapere sul sistema pensionistico attuale




E' entrata in vigore nel 2012 la riforma pensioni Fornero, apportando novità non proprio positive alle regole allora vigenti, alzando l'età pensionabile per tutti, estendendo il sistema contributivo pensionistici a tutti e creando non pochi problemi tra cui quello di esodati e dei quota 96 della scuola, categorie di lavoratori che prima erano tutelati da leggi previdenziali specifiche che la legge Fornero sembra aver ignorato.

Per andare in pensione quest’anno, 2015, bisogna ancora raggiungere i 66 anni e tre mesi di età, per le lavoratrici dipendenti settore privato i 63 anni e 9 mesi, e per  le lavoratrici autonome 64 anni e 9 mesi, e tutti dovranno maturare l’anzianità contributiva di 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne. Si tratta di requisiti che cambieranno solo a partire dal primo gennaio 2016, quando l’età passerà dai 66 anni e tre mesi ai 66 anni e sette crescendo di quattro mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, come previsto dalla riforma pensioni Fornero.

Si era corso il rischio che queste norme venissero cancellate, se la Corte Costituzionale avesse dato parere positivo al referendum promosso dalla Lega per l’abrogazione della legge Fornero. Ma questo rischio è tramontato vista la bocciatura decisa oggi, martedì 20 gennaio. Non cambiano, dunque, norme e requisiti pensionistici quest’anno, a meno che il governo non approvi una delle modifiche di cui si sta discutendo da mesi. Tra le principali i piani di uscita anticipata e flessibile per tutti.

E si parla di prestito pensionistico, che non modificherebbe età e contributi necessari la pensione ma permetterebbe al lavoratore di andare in pensione qualche anno prima, due o tre, ricevendo un anticipo sulla pensione finale che il lavoratore stesso dovrà poi restituire una volta maturati i requisiti attualmente richiesti. C’è poi la proposta di uscita a quota 100, e quindi di andare in pensione  a 60 anni di età e 40 di contributi, o 61 anni di età e 39 di contributi, o 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè si siano raggiunti i 60 di età e la somma tra età anagrafica e anzianità contributiva dia come risultato 100.

Ma anche la possibilità di uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni che possono arrivare anche all’8% e calcolate in base all’anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro; o di estensione del sistema contributivo per tutti, meccanismo che permetterebbe a lavoratori e lavoratrici, dipendenti pubblici o autonomi, di andare in pensione a 57 o a 58 anni con 35 anni di contributi ma accettando di calcolare la propria finale esclusivamente con metodo contributivo, percependo così un assegno ridotto.

E si tratta fondamentalmente del contenuto della nuova proposta di prepensionamento avanzata qualche giorno fa dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. Ma insieme alle modifiche per una maggiore flessibilità pensionistica, in discussione ci sarebbero anche altri interventi, come revisione di baby pensioni e pensioni integrative ma anche ricalcolo contributivo delle pensioni più ricche calcolate con vecchio sistema retributivo. E si lavora poi per tagliare l’elevata spesa pensionistica, contro cui la stessa Ue ha puntato il dito. Secondo i recenti dati, infatti, l’Italia è il paese Ocse in cui la spesa previdenziale è in assoluto più alta e per cui serve tagliare i costi senza però incidere sui redditi pensionistici.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il