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Pensioni donne e uomini Governo Renzi: riforma, novità dopo no referendum Lega prossimi incontri, cosa succede ora, prospettive

Dopo bocciatura della Consulta all’abrogazione della riforma pensioni Fornero cosa aspettarsi di nuovo sulle pensioni? Prossimi appuntamenti e ipotesi allo studio




Nuovo incontro in programma domani, giovedì 22 gennaio, tra il premier Renzi e la cancelliera tedesca Merkel, prossimo decreto previdenza ma anche decreto Milleproroghe e revisione della governance dell’Inps: l’agenda di lavoro del governo Renzi su previdenza e novità per la riforma pensioni Renzi sembra piuttosto fitta e crescono le speranze di quanti chiedono da mesi interventi di vedere realizzate modifiche soprattutto all’indomani della bocciatura da parte della corte Costituzionale della proposta della Lega di abolire del tutto l’attuale legge pensionistica per ripristinare le vecchie norme previdenziali.

Potrebbero essere tante la strade da seguire per modificare le pensioni attuali, senza però toccare la struttura dell’attuale riforma e, quindi, quegli 80 miliardi di euro di risparmi che garantisce,motivo per cui finora nessuno, dal governo Letta al governo Renzi, ha mai avuto il coraggio di toccarla. Ma le esigenze di questo momento dell’Italia impongono cambiamenti che rendano il sistema pensionistico più sostenibile, data l’elevata spesa pensionistica registrata in Italia; più equo; e più flessibile.

E se l’equità viene perseguita dal premier Renzi, dai suoi consiglieri economici e dal presidente dell’Inps Tito Boeri attraverso una revisione di pensioni integrative esagerate, baby pensioni e ricalcolo contributivo per tutti coloro che percepiscono trattamenti elevatissimi, calcolati in parte con il vecchio sistema retributivo, ministro Poletti, sottosegretario Baretta, ma anche ministro Madia, e non solo, puntano su piano di uscita anticipata, sistemi che darebbero anche nuova spinta al mercato occupazionale.

Tra quelli ormai ben noti (prestito pensionistico, sistema contributivo per tutti, uscita a quota 100, o a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni) sembra che i più probabili al momento siano quello del prestito pensionistico, che non modificherebbe requisiti anagrafici e contributivi, e quello del ritorno alle quote, permettendo al lavoratore di andare in pensione a quota 100, somma dell’età anagrafica e contributiva maturata), cioè a 60 anni di età e 40 di contributi, o 62 anni di età e 38 di contributi, o a 63 di età e 37 di contributi e così via.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il