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Pensioni vecchiaia, donna, anzianità riforma Governo Renzi: Mini Pensioni, prestito, quota 100, contributivo fattibili ancora

Sistemi di uscita anticipata per modificare la riforma pensioni Fornero: prestito pensionistico e uscita a quota 100 i piùrealizzabili




Dopo le ultime notizie e la novità del no della Consulta al quesito della Lega che chiedeva l’abrogazione totale della riforma pensioni Fornero, si torna a parlare di sistemi di uscita anticipata e flessibile per tutti, come migliori soluzioni per intervenire su una legge pensionistica che ha evidentemente bisogno di essere modificata. Ma non abolita. E’ vero che è necessario cambiare una legge con requisiti troppo rigidi, che ha alzato l’età pensionabile per tutti, e renderla più flessibile per tutti, cercando, allo stesso tempo, di risolvere una volta per tutte la questione dei quota 96 della scuola, ma è anche vero che sarebbe stato un errore cancellarla del tutto, perché la sua cancellazione avrebbe provocato la conseguente cancellazione di quegli 80 miliardi di euro che questa legge riesce a garantire.

E’ dunque necessario mantenerla per continuare a garantire all’Italia quella sostenibilità economica di cui ha bisogno in questo particolare momento di difficoltà, ma con piccoli interventi. E prestito pensionistico o mini pensione, sistema contributivo per tutti, uscita a quota 100 o pensione anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, sembrano essere gli interventi migliori a garantire maggiore flessibilità e maggiori possibilità occupazionali.

L’ipotesi di uscita anticipata con sistema contributivo permetterebbe di andare in pensione a 57 anni o a 58 anni, a seconda che si tratti di lavoratori dipendenti o autonomi, purchè accettino di ricevere una pensione ridotta calcolandola con sistema contributivo e non più retributivo. Più fattibile, secondo le ultime notizie, l’uscita anticipata con prestito pensionistico, che permetterebbe al lavoratore di andare in pensione prima con un anticipo sulla pensione finale, che dovrebbe essere di circa 700 euro, da restituire una volta maturati i normali requisiti, ed è tra quelli considerati più realizzabili perché non modificherebbe età e contributi da versare pur garantendo la possibilità di uscita anticipata.

Altra proposta considerata realizzabile quella che prevede il ritorno alle quota, l’uscita con quota 100, che sarebbe il risultato della somma tra età anagrafica ed età contributiva, e che permetterebbe di andare in pensione, per esempio, a 60 anni di età e 40 di contributi, o a 61 anni di età e 39 di contributi, o a 62 anni e 38 di contributi e così via. Questa proposta è stata avanzata da Cesare Damiano, insieme a quella di uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, che possono raggiungere anche l’8%, per ogni anno in cui si lascia il lavoro prima dei 66 anni di oggi.

Si tratta, come visto, di sistemi di uscita anticipata che garantirebbero il prepensionamento ai lavoratori a fronte comunque di penalizzazioni e che consentendo ai lavoratori, su base volontaria, di lasciare prima il lavoro, permetterebbero, allo stesso tempo, la liberazione di nuovi posti di lavoro che potrebbero essere rioccupati dai giovani in cerca di occupazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il