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Isee 2015: errori, problemi, regole peggiorative per numerose categorie. Proroga nazionale non singoli comuni e cosa rivedere

Continuano a d arrivare richieste di proroga per il nuovo Isee 2015: le novità e i problemi del nuovo modello e della nuova Dsu




Continuano a d arrivare richieste di proroga per il nuovo Isee 2015 che al momento è stato rinviato solo per determinate città e regioni, precisamente per 15 capoluoghi di regione, come Milano, Roma, Firenze, che hanno rimandato alla prossima primavera la partenza del nuovo Indicatore della situazione economica equivalente. Si tratta di un rinvio deciso a causa dei soliti ritardi nella definizione delle modalità di calcolo e dei software a disposizione di Caf e professionisti abilitati che devono rispondere alle domande di tutti coloro richiedono il nuovo modello per ottenere agevolazioni fiscali.

A risultare complessa anche la Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu), contenente i dati anagrafici, reddituali e patrimoniali. Il nuovo Isee 2015 rispetto al vecchio modello comprende nuove forme di reddito, comprese quelle fiscalmente esenti, come il reddito complessivo ai fini Irpef, redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo d'imposta, e redditi da lavoro dipendente prestato all'estero, proventi derivanti da attività agricole, svolte anche in forma associata, assegni per il mantenimento di figli effettivamente percepiti, trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, redditi fondiari relativi ai beni non locati soggetti all'Imu, ma anche patrimoni mobiliari e immobiliari.

Proprio in virtù di queste novità, associazioni del settore e professionisti abilitati chiedono ulteriori proroghe, mentre le associazioni per i diritti delle persone con disabilità hanno già presentato tre ricorsi al Tar contro il nuovo Isee per accedere a prestazioni sociali agevolate che determinerebbe svantaggi per le famiglie con disabili, giacchè chi riceve assegni e altre indennità perderebbe il diritto ad altri benefici o l'accesso alle case popolari.

Viene dunque criticata la norma che inserisce i contributi ricevuti a fine assistenziale nel calcolo del reddito. Se il decreto del 2013 prendeva in considerazione tutti i trattamenti pensionistici, le indennità e gli assegni percepiti, il nuovo modello prevede gli aiuti erogati dall’Inps, come le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento, escludendo nel computo del reddito i contributi erogati dagli enti locali.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il