Scontro fra Poste italiane e Banche per libretti di risparmio postale e buoni fruttiferi

Poste Italiane, non è certo nel novero delle aziende più amate della Penisola



Poste Italiane, non è certo nel novero delle aziende più amate della Penisola. Le banche si sono spesso opposte al suo ingresso nel mondo del credito e dei conti correnti: troppi sportelli in tutto il paese per competere alla pari con questo gigante pubblico. "In cinque anni le Poste sono riuscite a portarci via tre milioni di clienti", dichiarò a luglio l’ex numero uno dell’Abi Maurizio Sella.

L’ultimo scontro fra l’Abi e la Poste si è consumato nel campo dei libretti di risparmio postale e dei buoni fruttiferi.

Nel primo caso è da registrare una vittoria delle Poste: la scorsa settimana la Commissione Ue ha dichiarato che non c’è stato aiuto di stato. La Cassa depositi e prestiti aveva infatti pagato le Poste per il collocamento di libretti di risparmio postale fra il 2000 e il 2005 e l’associazione bancaria guidata oggi da Corrado Faissola contestava il pagamento interpretandolo come un aiuto di stato.

Secondo la Commissione Ue, però, va tutto bene. E in Italia il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, a cui si erano pure rivolti per protesta i banchieri dell’Abi, ha fatto anche di più: a chi gli chiedeva del ricorso dell’Abi ha risposto lodando la trasparenza di Poste Italiane e i progetti di liberalizzazione del servizio prevista per il 2009. L’amministratore delegato di Poste Italiane Massimo Sarmi "non si è messo a strillare come un bambino - ha affermato Catricalà - al quale sottraggono la nutella".

Non così felice la vicenda dei buoni fruttiferi per la cui emissione la Commissione europea ha avviato un procedimento di indagine formale. Il pagamento della Cdp per quest’ultimo collocamento è insomma sotto la lente di Bruxelles. Ma noi, nel frattempo, segnaliamo un bell’articolo uscito sull’inserto Plus del Sole 24 Ore di sabato scorso che mostra che questi buoni fruttiferi non sono poi tanto convenienti. Il loro rendimento lordo a sei mesi, un anno, 18 mesi e a venti anni è di fatto inferiore a quello dei corrispondenti buoni del tesoro (parliamo della galassia dei Bot, Btp, Ctz). Sui sei mesi si parla del 2,1% di rendimento lordo dei buoni postali contro il 3,56% del Bot. Insomma l’epoca in cui i buoni postali fornivano rendimenti eccitanti sembra sul viale del tramonto.

Un’altra cosa interessante riguarda invece i prodotti del risparmio gestito con i nuovi fondi aperti e con i fondi chiusi immobiliari. Questi fondi postali confrontati con l’indice Fideuram sui fondi corrispondenti sul mercato risultano in generale in linea con i concorrenti. Sono in generale deludenti perché sottoperformano rispetto al mercato e al benchmark, ossia a quell’indice di riferimento sulla base del quale vengono calcolate le performance del prodotto finanziario. A quanto pare se è vero che la concorrenza aumenta non è detto che la qualità dei prodotti offerti avvantaggi sempre il cliente. A quanto pare chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il