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Pensioni donne, vecchiaia, precoci riforma Governo Renzi: novità proposte diverse da quota 100, contributive più probabili. Motivi

Sistemi di uscita anticipata a costo zero che non modificano gli attuali requisiti di pensionamento: modifiche al vaglio e novità




Uscita con ritorno alla quota 100, pensione anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, estensione del sistema contributivo per tutti, insieme al prestito pensionistico, sono da mesi ormai, i piani di uscita anticipata dal vaglio del governo, spesso rilanciati da Cesare Damiano, come da altri esponenti politici, messi a punto in modo da permettere ai lavoratori di andare in pensione prima senza richiede risorse aggiuntive da parte di Stato o Inps. Ed effettivamente questi piani garantiscono l’uscita anticipata solo a fronte di penalizzazioni richieste al lavoratore stesso.

Eppure non basterebbe, secondo le ultime notizie. Secondo le novità, si vorrebbe intervenire sulla riforma previdenziale attuale permettendo sì l’uscita anticipata a chi volesse lasciare prima il lavoro, da una parte, ma, dall’altra, senza toccare requisiti pensionistici di età e contributi oggi richiesti. E, volendo agire in tal senso, si potrebbe permettere il prepensionamento attraverso il prestito pensionistico, il passaggio al lavoro part time o con turn over.  

In cosa consistono questi piani? Il prestito pensionistico permetterebbe al lavoratore cui mancano due o tre anni alla pensione di lasciare prima il lavoro percependo un anticipo sulla pensione finale che verrebbe restituito una volta maturati i requisiti richiesti attraverso piccole decurtazioni di qualche decina di euro sull’assegno mensile finale. Significa che non cambierebbero né età di pensionamento né anzianità contributiva richiesta e che al lavoratore, nonostante la pensione anticipata, verrebbe comunque corrisposto quanto gli spetterebbe al termine della sua vita lavorativa.

Passando alla possibilità di scegliere il lavoro part time, il lavoratore diminuirebbe l’orario di lavoro, percependo il 50% dello stipendio, con contributi che però continuerebbero ad essere regolarmente pagati dall’azienda. Anche in questo caso, dunque, non verrebbero toccati né età né contributi ma si potrebbe dare vita a quel turn over necessario per la staffetta generazione che permetterebbe un ricambio, appunto, generazionale nel mondo del lavoro, con prepensionamenti dei lavoratori più anziani e nuovi posti di lavoro per i più giovani.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il