Pensioni vecchiaia, donne, precoci riforma Governo Renzi: novità negate se cambiano età e contributi. Sì a prestito, part time

Prestito pensionistico, part time e staffetta generazionale per pensione anticipata lavoratori più anziani e nuove possibilità di lavoro per i più giovani: le novità

Pensioni vecchiaia, donne, precoci rifor


Solo qualche giorno fa il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha dichiarato che il governo si metterà presto a lavoro su interventi sulla riforma pensioni Fornero che possano garantire soluzioni soprattutto per ai lavoratori che a soli pochi anni dalla pensione restano senza lavoro, per cui non percepiscono né stipendio né pensione. Si tratta di definire uno strumento che non crei un nuovo problema sociale dopo quelli di esidati e quota 96 della scuola. E mentre il ministro del Lavoro sembra avere le idee chiare in tale senso, altre novità e ultime notizie confermano invece ancora confusione su come intervenire per modificare la riforma previdenziale in generale.

L’attenzione, in particolare, è puntata su quei meccanismi di uscita anticipata come pensione con quota 100, pensione anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, sistema contributivo per tutti, prestito pensionistico, che modificano leggermente età e contributi richiesti dalla legge, penalizzando però il lavoratore che vuole andare in pensione prima, sistemi da sempre allo studio del governo che cerca di capire quale sia la soluzione migliore per mantenere in piedi la struttura di quella legge Fornero che riesce a garantire 80 miliardi di euro di risparmi fino al 2021, motivo del no della Corte Costituzionale alla sua abolizione definitiva proposta dalla Lega, permettendo allo stesso tempo una maggiore flessibilità in uscita per tutti, come richiesto in questi ultimi mesi da forze politiche e sociali.

Le ultime ipotesi sembrano tirare in ballo principalmente il piano di prestito pensionistico, che darebbe al lavoratore l’opportunità di andare in pensione qualche anno, percependo un anticipo sulla pensione finale che verrebbe restituito una volta maturati i requisiti normali con piccole trattenute mensili. Si tratta dunque di un prepensionamento con un anticipo che non inciderebbe né su età pensionabile fissate né su anzianità contributiva richiesta attualmente.

Altra ipotesi tornata alla ribalta, quella di passaggio al lavoro part time per coloro cui mancano pochi anni alla pensione. In questo caso, il lavoratore lavorerebbe di meno, percependo il 50% dello stipendio, ma i contributi verrebbero regolarmente pagati dall’azienda. Anche in questo caso, età e contributi di pensionamento effettivo non cambierebbero ma si darebbe possibilità di creare quella staffetta generazionale che permetterebbe l’assunzione di lavoratori più giovani per occupare il posto di lavoro diventato part time.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il