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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: dichiarazioni, prospettive ufficiali Santini, Renzi, Boeri, Poletti, Damiano,Padoan

Forze politiche e non ancora convinte della necessità di intervenire sulla riforma pensioni ma resta da superare comunque l’ostacolo della contrarietà del ministro Padoan




Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, insieme a Santini, ex commissario Inps Treu, Cesare Damiano e lo stesso premier Renzi sono pronti a rimettersi a lavoro sulle novità da apportare all’attuale riforma pensioni. Se da parte di tutti la richiesta principale è quella di inserire elementi che garantiscano maggiore flessibilità pensionistica, tanto che il ministro del Lavoro Poletti mesi fa ha avanzato un piano, quello del prestito pensionistico, che permetterebbe l’uscita anticipata con anticipi sulla pensione finale da restituire poi con piccole trattenute sugli assegni finali, e Cesare Damiano ha invece proposto la possibilità di uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, Matteo Renzi punta non solo a questo.

Poco prima dell’estate, in accordo con i suoi consiglieri economici, aveva annunciato innanzitutto l’aumento di 80 euro anche per le pensioni minime, misure che avrebbe dovuto essere compresa nella nuova Legge di Stabilità ma di cui non si è minimamente parlato ma che si auspica arriverà il prossimo anno, e modifiche per baby pensioni, pensioni integrative, di invalidità e reversibilità che torneranno appunto in discussione nel 2015. A prescindere dagli orientamenti, sembra unanime la necessità di cambiare qualcosa della legge Fornero.

Cambiamenti resi necessari anche dal no della Consulta al referendum indetto dalla Lega che ha chiesto di abolire totalmente la riforma pensioni Fornero. La legge pensionistica attuale non sarà cancellata ma certamente modificata in qualche sua parte. E se finora si sono susseguite le proposte di cambiamento da parte di forze politiche e sociali, ad inserirsi tra le novità anche il nuovo presidente dell'Inps, Tito Boeri, fortemente voluto dal premier Renzi, nominato proprio durante il periodo natalizio ma su cui da giorni si concentrano le perplessità di gran parte di parlamentari.

Il motivo spiegato sarebbe il fatto che, nonostante professionalità apprezzata e competenze, non ha quei particolari requisiti richiesti per il ruolo che gli è stato assegnato. Ma la realtà potebbe essere ben diversa ed essere rappresentata dai timori che questi stessi parlamentari nutrono per i cambiamenti pensionistici che Boeri vuol mettere in atto, e che non riguardano staffeta generazionale e maggiore flessibilità in uscita per tutti, quanto quel meccanismo di ricalcolo contributivo per tutti che, pensato per garantire maggiore equità del sistema previdenziale e mettere da parte anche qualche risparmio, mira a colpire proprio le pensioni di questi stessi parlamentari, abbassandole.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il