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Partita iva minimi nuovi regime 2015 e minimi 2014 vecchi: requisiti, scadenza per fare aprire con secondo. Problemi e rischi

La legge di stabilità ha approvato il nuovo regime dei minimi per chi apre partita Iva. Si passa ad una aliquota forfettaria al 15%, in sostituzione di quella al 5%. Una modifica che scontenta molti.




Il Governo Renzi ha approvato in seno alla legge di stabilità la nuova tassazione relativa alle partite Iva. Sparisce il regime dei minimi con aliquota agevolata al 5% per 5 anni, oppure fino al raggiungimento del trentacinquesimo anno di età. Il provvedimento la sostituisce con una aliquota forfettaria del 15% che comprende Iva, Irap, Irpef, Addizionali comunali e regionali.

La decisione presa dal Governo ha spinto molti ad aprire le partite Iva negli ultimi mesi del 2014, poiché hanno sfruttato gli ultimi periodi per accedere al regime dei minimi. Chi ha aperto una partita Iva ha 30 giorni per dichiarare l'inizio delle attività al fisco, quindi potenzialmente c'è tempo fino al 30 gennaio per scegliere l'aliquota al 5% (ammettendo sia stata aperta la partita Iva al 31 dicembre 2014).
Coloro che invece hanno deciso di aprire partita Iva a partire dal primo gennaio, è certamente soggetto alla nuova normativa.

La nuova tassazione per partite Iva prevede non solo una unica aliquota la 15% che include tutte le tasse, ma fa sparire il limite di 5 anni (o il compimento del trentacinquesimo anno di età) per godere del regime fiscale ridotto. Inoltre i contributi Inps sono ridotti e agevolati. Sparisce infatti la previsione del contributo previdenziale che spesso gravava per circa 3000 euro, mentre la tassazione si baserà sugli effettivi ricavi fatturati.

Una novità per la nuova normativa è la possibilità di avere del personale, nel limite di 5000 euro annui. In questo modo sarà possibile farsi aiutare da dipendenti o collaboratori per svolgere certe mansioni.
Cambiano anche i limiti di reddito per avere la tassazione forfettaria sancita dalla normativa 2015: dai 15000 per i professionisti e gli intermediari del commercio, fino ai 40000 euro per attività di alloggio, ristorazione, commercio all'ingrosso e al dettaglio.
Inoltre per coloro che attivano una nuova impresa, nel primo triennio il reddito imponibile è ridotto di un terzo, ma a patto di non aver avuto altra attività nel triennio precedente o che la nuova altro non sia che prosecuzione della precedente.

A conti fatti il nuovo regime dei minimi con tassazione unica al 15% scontenta quasi tutti, poiché impone il pagamento di una tassazione mediamente più elevata, tranne pochi casi particolari: ad esempio, risulta gravoso soprattutto per i redditi più bassi, e ciò significa che a rimetterci saranno probabilmente i più giovani intenti ad aprire piccole attività, oppure i giovani professionisti in procinto di iniziare il proprio percorso lavorativo. Mentre soprattutto i commercianti al dettaglio, ammesso di avere un imponibile non troppo elevato, potrebbero riuscire a risparmiare poche centinaia di euro di tasse l'anno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il