BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni anzianità, donne, precoci riforma Governo Renzi: novità con forti divisioni su proposte questa settimana.

Correggere la riforma pensioni Fornero in alcune sue parti, risolvere il problema della rivalutazione negativa delle pensioni, rivedere gli assegni minimi, maggiore flessibilità: si lavora per novità concrete




Correggere la riforma pensioni Fornero in alcune sue parti, risolvere il problema della rivalutazione negativa delle pensioni, rivedere gli assegni minimi cercando di aumentarli, permettere maggiore flessibilità in uscita per tutti e rivedere la governance dell’Inps stesso: sono queste le ultime novità in discussione per interventi sulle pensioni che, secondo le ultime notizie, esponenti del governo, e non solo, starebbero vagliando. A partire dal nuovo presidente Inps, Tito Boeri, confermato alla guida dell’Istituto dalla commissione Lavoro della Camera che, dopo giorni di dubbi, si è espressa favorevolmente sulla sua nomina.

Nei suoi progetti di lavoro una revisione della governance dell’Inps stesso, revisione dei requisiti pensionistici per renderli più flessibili, ricalcolo contributivo per tutti e staffetta generazionale, con prepensionamenti per i lavoratori più anziani e nuove possibilità occupazionali per i più giovani in modo da rilanciare l’economia e dare nuova spinta al mercato del lavoro. Anche il sottosegretario all’Economia Baretta è tornato a parlare di riforma pensioni ribadendo la necessità di trovare strumenti strutturali e meccanismi di flessibilità per persone che sono avanti con l’età.

Baretta, d’accordo con la possibilità di uscita anticipata con prestito pensionistico o con sistema di penalizzazioni e incentivi, ha spiegato che il limite della legge Fornero è stato quello di non prevedere che chi vuole restare a lavoro dopo i 66 anni, e fino a 70, possa percepire una pensione rivalutata così come chi decide di andare in pensione prima dei 66 anni un assegno minore, da calcolare in base agli anni di anticipo sulla pensione normale. Barettta precisa che la penalizzazione varierebbe tra il 2 e l'8% in base all’anno di anticipo in cui si lascia il lavoro.

Non mancano comunque coloro che continuano a rilanciare sull’uscita con quota 100 o sull’estensione del sistema contributivo per tutti, meccanismi che pur intervenendo su età e contributi, al contrario di prestito pensionistico e part time su cui tanti puntano, permetterebbero di accumulare nuovi risparmi, risorse che potrebbero essere comunque reimpiegate nella previdenza stessa. Regna, dunque, ancora un po’ di confusione sugli interventi da mettere in atto sulle pensioni, così come mancano quelle memorie che il governo avrebbe dovuto presentare all’indomani del no della Corte Costituzionale al referendum abrogativo della legge Fornero indetto dalla Lega.

Le cosiddette memorie avrebbero dovuto contenere novità del governo su interventi di modifica alla riforma previdenziale attuale in risposta alla proposta della Lega che chiedeva il ripristino delle vecchie norme e il fatto che non siano ancora state presentate significa che il governo è probabilmente ancora in alto mare, nonostante il ministro del Lavoro Poletti abbia confermato che si sta lavorando per soluzioni pensionistiche e soprattutto per strumenti a sostegno di quei lavoratori cui mancano solo pochi anni alla pensione ma che perdono il lavoro, rischiando di rimanere così senza stipendio e senza pensione.

Non bisogna poi dimenticare che restano da chiudere le importanti partite di esodati e quota 96 della scuola e che si attendono risposte ufficiale sulla possibilità di proroga, al 31 dicembre 2016 come proposto da un nuovo emendamento di Sel, dell’opzione contributiva donna.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il