Le quote pubbliche di Alitalia scendono al 25%. Tratterà direttamente la vendita delle sue quote

Alitalia sfiora rialzi del 9,74% dopo una giornata convulsa in borsa



Alitalia sfiora rialzi del 9,74% dopo una giornata convulsa in borsa. Il titolo è stato sospeso in attesa di comunicato, ma al rientro a piazza Affari è schizzato dell'11,21%, tanto da essere sospeso di nuovo per eccesso di rialzo. Nel mezzo la notizia che il Governo ha deciso di cedere la quota di controllo della compagnia, concludendo quel processo di liberalizzazione di Alitalia cominciato negli anni addietro. L’idea è quella di ridurre la quota attualmente detenuta dal ministero dell’Economia dal 49,9% al 25% circa. Questo ha riferito il ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ai giornalisti all’uscita dal consiglio dei ministri che ha deciso sul caso.

La cessione del pacchetto governativo di Alitalia avverrà mediante procedura competitiva a trattativa diretta con i potenziali acquirenti e la scelta finale spetterà al Governo. Si terrà conto dei livelli occupazionali, dei servizi offerti, della copertura del territorio nazionale, ma anche (e soprattutto) dei contenuti economici dell’offerta. Non manca da subito qualche dissenso. Paolo Brutti, senatore dei Ds, ha ricordato che appena due giorni fa Cimoli è stato ascoltato in un’audizione congiunta delle commissioni Lavori Pubblici e Trasporti e non ha fatto alcun riferimento ad una alienazione di questo tipo. "È strano – ha aggiunto Brutti - che l’ad e presidente non fosse al corrente e, anzi, ha sostenuto di poter riportare Alitalia al risanamento e, quindi, di renderla più appetibile per la collocazione sul mercato. La parola d’ordine sembrava perciò essere: prima risanare, poi vendere. Ora si rovesciano i tempi – ha concluso Brutti - il rischio è che la vendita avvenga a prezzi da saldo". Insomma, mentre il mercato scommette sulla vendita di pezzi importanti della compagnia, alcuni punti interrogativi rimangono.

Si tratta nei fatti dell’ultimo tentativo di frenare il processo di deterioramento della gestione di Alitalia. Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro incontrando i giornalisti a palazzo Chigi ha preso la palla al balzo: "Con la decisione di oggi - ha commentato - si aprono le porte, in uscita, per chi è seduto sulle poltrone dell'Alitalia, perchè ha fallito la propria missione”. Il ministro ha anche aggiunto che "la scelta di privatizzare Alitalia è necessaria alla luce dei bilanci fallimentari in cui versa la compagnia e dell’assenza di un serio piano industriale". Intanto oggi è già passato di mano il 4,5% del capitale e la notizia della privatizzazione della compagnia guidata (per ora) da Giancarlo Cimoli è già finita sul Financial Times, mentre Lufthansa (una delle possibili acquirenti in alternativa ad Air France-Klm) ha dichiarato di non avere nessun progetto in corso, pur aggiungendo che, visti i cambiamenti in atto, non si può confermare né smentire un futuro interesse.

Contro il management alla guida di Alitalia si è espresso anche il Sult, il sindacato del trasporto aereo che ha espresso una "pacata soddisfazione" per le scelte di palazzo Chigi, pur sottolineando con un poetico accostamento che, se la strada intrapresa è quella giusta, l’autista rischia di non essere all’altezza della situazione. "È chiaro - afferma il Sult - che la permanenza di Cimoli alla guida di Alitalia è assolutamente incoerente ed in contrasto con quanto di nuovo si sta delineando: non vorremmo che l’autista, per imperizia o altro, ci facesse continuare a sbandare su una strada che sembra nuova e sicura". Ma di Cimoli, ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta, al consiglio dei ministri di oggi non si è parlato.

Nei giorni scorsi si era parlato anche di un piano ufficioso che prevedeva una ricapitalizzazione di Alitalia da 300-400 milioni di euro destinata a nuovi soci della compagnia. Si era ipotizzata anche l’esistenza di una cordata di soci italiani. Fra i nomi circolati quelli di Carlo Toto (Air One), di Carlo De Benedetti e di Roberto Colaninno. Ma oggi durante la riunione del consiglio dei ministri non si sarebbe parlato ancora di nuovi soci italiani.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il