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Pensioni donne, vecchiaia, precoci riforma Governo Renzi: novità Mini Pensione, quota 100, prestito.Divisioni su scelta interventi

Come cambiare davvero la riforma pensioni Fornero e compromessi necessari tra le diverse posizioni politiche e sociali




Dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica si torna a lavorare sulla riforma pensioni Fornero, sperando di riuscire a trovare un punto di incontro sugli eventuali cambiamenti da mettere in atto. Le novità e ultime notizie della passata settimana hanno, infatti, messo in evidenza discrepanze interne di posizioni tra alcune forze politiche e sociali, tutte d’accordo sulla necessità di modificare l’attuale riforma previdenziale ma in disaccordo sulle novità effettive da rendere concrete. Alcuni esponenti del governo, da Cesare Damiano, alla Gnecchi, sostenuti dalla leader della Cisl Furlan, puntano su uscite anticipate con quota 100 o a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni.

Stesso meccanismo di penalizzazioni per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione rispetto ai 66 oggi richiesti dalla legge Fornero sostenuto anche dal sottosegretario Baretta. Ma insieme a questo schieramento ci sono anche coloro che vogliono sì cambiare la legge Fornero ma con piani che non modifichino età e contributi richiesti dalla riforma Fornero, non toccando, dunque, quella struttura capace di garantire ben 80 miliardi di euro di risparmi fino al prossimo 2021.

Stiamo parlando quindi di prestito pensionistico, proposto dal ministro del Lavoro Poletti, e passaggio al lavoro part time con staffetta generazionale. La stessa che rilancia il nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri. Con il prestito pensionistico il lavoratore potrebbe andare infatti in pensione due o tre anni prima del raggiungimento dei 66 anni con un anticipo sulla pensione finale che dovrà però essere poi restituito una volta maturati i normali requisiti e attraverso trattenute mensili di qualche decina di euro sull’assegno finale. In questo modo si erogherebbe né più né meno di quello che comunque spetterebbe al lavoratore raggiunta la pensione.

Con il passaggio al part time, possibile per coloro cui mancano sempre pochi anni alla pensione, il lavoratore avrebbe possibilità di ridurre il suo orario di lavoro, e conseguentemente anche lo stipendio, ma continuerebbe ad avere contributi regolarmente pagati a tutto vantaggio di nuovi posti di lavoro che potrebbero essere occupati dai più giovani oggi magari in cerca di occupazione. Bisognerà capire quale saranno le novità che riusciranno effettivamente a cambiare il sistema pensionistico attuale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il