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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: modifiche da Sacconi e Saltamartini appoggiate. Dimissioni da ruoli, cosa cambia

Dimissioni Sacconi e Saltamartini e possibili conseguenze su interventi e riforma pensioni: le novità e ultime notizie di questi giorni




I primi giorni di questo febbraio sono stati particolarmente intensi per le attività di governo e sono tante le ultime novità che si sono susseguite, dall’elezione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla decisione del capogruppo di Ap (Ncd-Udc) al Senato Maurizio Sacconi e della portavoce Ncd Barbara Saltamartini di dimettersi, alla discussione sulla riforma pensioni, con la gran parte delle forze politiche pronte ad intervenire sulla legge Fornero per renderla più flessibile e rilanciare, di conseguenza, l’occupazione, soprattutto giovanile.

Sul tema delle pensioni proprio Sacconi qualche giorno fa aveva avanzato la proposta di uno strumento flessibile, che permetta a chi è vicino alla pensione di ottenere la quiescenza, puntando l’attenzione sui quei lavoratori che rischia di perdere il lavoro prima di raggiungere i requisiti pensionistici, rischiando così di diventare un problema sociali, al pari di quanto accaduto per esodati e quota 96 della scuola.

“Ho deciso di votare scheda bianca, contrariamente a quanto farà il mio partito, per rispetto che ho delle Istituzioni soprattutto nel momento dell'elezione del Presidente della Repubblica. Ritengo di non poter fare scelta diversa da quella di votare scheda bianca e di dimettermi da portavoce del partito” così la Saltamartini, spiegando “Il mio dissenso non è assolutamente sul nome di Sergio Mattarella, che mi auguro possa essere un Presidente al di sopra delle parti, quanto perché ritengo del tutto errato il metodo con cui si è arrivati a questa scelta”.

Anche la Saltamartini solo qualche settimana fa aveva parlato dei nuovi emendamenti sulle pensioni pronti ad essere presentati nel prossimo Milleproroghe, da quello che chiede la proroga dell'aliquota contributiva alla gestione separata Inps in vigore nel 2014, fissata al 27%, congelandone di fatto l'aumento, a modifiche per il nuovo regime dei minimi, adottato in Legge di stabilità, per il ritorno all’aliquota al 5% fino a 30 mila euro di fatturato.
 
Ma le loro dimissioni non dovrebbero avere particolari conseguenze per quanto riguarda le pensioni proprio perchè importanti anche ai fini dei sondaggi, ma sono decisioni che si aggiungono alla rottura del Patto del Nazareno tra il premier Renzi e Silvio Berlusconi, e alle spaccature interne tra i vari partiti, già emerse nelle scorse settimane, sui migliori sistemi di uscita anticipata e flessibile da approvare, visto che alcuni sostengono l’uscita con quota 100 o pensione anticipata a 62 o 60 (come proposto da Messina dell’IdV) con 35 anni di contributi e penalizzazioni, mentre altri puntano su prestito pensionistico, part time e staffetta generazionale, in modo da garantire maggiore flessibilità ma senza modificare età e contributi richiesti dalla legge Fornero.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il