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Pensioni Governo Renzi ultime notizie: riforma, età e contributi, requisiti. Calcolo INPS 2015 e prossimi anni

Come cambiano i requisiti per l’accesso alla pensione con legge Fornero nel 2015 e 2016: nuovo adeguamento età pensionabile solo nel 2016. Nel 2015 tutto rimane come ora




Nonostante le novità sulla riforma pensioni approvate con la nuova Legge di Stabilità, vale a dire tetto alle pensioni d’oro a partire dal 2015 e cancellazione delle penalizzazioni per chi va in pensione prima dei 62 anni, per tutti gli altri si continuerà a calcolare la propria uscita pensionistica in base sempre ai requisiti della legge Fornero che prevedono anche per il 2015 l’uscita con gli stessi criteri previsti finora. Le novità di adeguamento dell’età pensionabile, che salirà, all’aspettativa di vista Istat avverrà nel prossimo 2016, quando aumenterà di 4 mesi il requisiti per l'accesso alla pensione.

Per andare in pensione nel 2015, dunque, resteranno i 20 anni di contributi (che scendono anche a 15 per chi li ha maturati entro il 1992) da maturare e un'età anagrafica che per uomini lavoratori dipendenti, autonomi e parasubordinati è di 66 anni + 3 mesi; stessa età richiesta per le donne del settore pubblico, mentre per le donne dipendenti del settore privato servono 63 anni e 9 mesi per l’accesso alla pensione; invece le donne lavoratrici autonome e parasubordinate potranno ancora andare in pensione a 64 anni e 9 mesi.

Per quanto riguarda poi gli invalidi almeno all'80%, l'età di pensione scende a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne. Nel 2016, invece, l’età pensionabile per tutti salirà a 66 anni e sette mesi e il prossimo adeguamento Istat è previsto nel 2019 quanto l’età pensionabile salirà di ulteriori quattro mesi e l’uscita per tutti, uomini e donne, sarà fissata a 66 anni e 11 mesi, e così via ogni due anni salirà di tre mesi ancora.

Le previsioni per il futuro pensionistico, in base alle ultime stime, non sono certo rosee per quanto riguarda il valore che si dovrebbe percepire. Tenderà, infatti, a diminuire l’importo delle pensioni futuro, principalmente per effetto di quella maggiore flessibilità in uscita da tanti richiesta. 

Come spiegato da Andrea Carbone, partner della società di consulenza Progetica che ha effettuato delle simulazioni, questa situazione negativa interesserà “tipicamente chi riesce a mettere insieme tra i venti e i trentacinque anni di contribuzione, invece degli oltre quaranta richiesti, e ha un reddito di mille euro netti il mese. Per questi lavoratori la pensione raramente supererà i cinquecento euro il mese: a differenza dei cinquantenni delle simulazioni, che hanno iniziato prima della legge Dini del 1995, non avranno alcun paracadute. Il sistema contributivo, infatti, non prevede l’integrazione al minimo, che negli esempi porta a un vitalizio di cinquecentodue euro netti al mese”

Per fare un esempio, un ragazzo di trentanni che ha appena iniziato a lavorare con un reddito netto di mille euro al mese, a 65 anni e nove mesi avrà una pensione di 514 euro (cioè il 51%) se la sua retribuzione rimane stabile nel corso del tempo e il nostro paese non esce dalla recessione in cui si dibatte da molti anni.

L’importo salirà 600 euro se va in pensione a 69 anni e un mese e l’economia riprenderà a tirare, mentre se arriva a percepire duemila euro netti il mese, la pensione salirà a 743 euro netti al mese, se l’economia italiana non cresce, e a 858 s, invece, dovesse ripartire. Cifre comunque decisamente misere se consideriamo che stiamo parlando di persone che trascorrono una vita lavorando e che con una media di 500 euro al mese certo non sarebbero in grado di condurre una vita dignitosa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il