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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: quota 100, contributivo, Mini Pensione. Quanto è davvero reale la mancanza di soldi

Interventi sulla riforma pensioni difficili per mancanza di risorse necessarie e Poletti conferma. Ma ci sono sistemi per recuperare soldi. Quanto si vuole in realtà agire sulla legge Fornero?




L’intenzione è da sempre quella di cambiare la riforma pensioni Fornero, da mesi, e sin da governo Letta, si susseguono idee e proposte di cambiamento ma, come per allora, anche oggi, come stanno confermando le novità e ultime notizie, è sempre più difficile riuscire davvero a modificare una legge pensionistica che, come sostenuto e più volte ribadito dal ministro dell’Economia Padoan, è l’unica capace di garantire sostenibilità economica al nostro Paese e 80 miliardi di euro di risparmi fino al prossimo 2021. Il problema non è la mancanza di piani e meccanismi per rendere le norme Fornero più flessibili quanto, come sempre, la mancanza di risorse necessarie.

Mancanza che è stata nuovamente confermata dal ministro del Lavoro Poletti che, qualche giorno fa, ha spiegato che la bocciatura dell’emendamento proposto da Sel al Milleproroghe per il rinvio al 31 dicembre 2016 dell’opzione contributivo donna è dovuta proprio alla mancanza di soldi. Ma se il presidente dell’Inps, Tito boeri, ha annunciato l’intenzione di voler sbloccare quattro miliardi di euro per risolvere i casi di esodati e quota 96 della scuola, è vera la notizia che mancherebbero i soldi?

Del resto, per ovviare a questa mancanza ma permettere, al contempo, la realizzazione di piani di uscita anticipata, si potrebbe ricorrere, come del resto ha sempre spiegato Cesare Damiano, ed è stato ribadito da altri esponenti politici, come il sottosegretario Baretta, e lo stesso Boeri, a quei meccanismi di uscita anticipata con penalizzazioni del tutto a carico dei lavoratori che decidono di lasciare prima il lavoro, senza l’impiego di risorse aggiuntive che dovrebbero derivare da Stato o Inps.

E stiamo parlando, per esempio, di uscita anticipata con quota 100, o a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni per chi decide di andare in pensione prima e calcolate in percentuale rispetto all’anno di anticipo in cui si lascia il lavoro, o di prestito pensionistico, che tra anticipo e assegno finale, erogherebbe al lavoratore né più né meno di quello che avrebbe comunque dovuto ricevere una volta maturata la pensione. Ma non solo: se fosse reale la volontà politica di cambiare la riforma pensioni che, altro piccolo ostacolo, piace tanto all’Ue, si potrebbe intervenire anche con sistemi che permettono di accumulare risparmi, per poi riutilizzare le stesse risorse sempre per le pensioni.

Stiamo parlando, per esempio, di applicare quel prelievo di solidarietà che era stato già proposto dal consigliere economico di Renzi Gutgeld e che recentemente è stato riproposto dal presidente dell’Inps Boeri con il ricalcolo contributivo per tutti coloro che percepiscono pensioni d’oro in parte calcolate con vecchio sistema retributivo. Chiaramente verrebbero colpire esclusivamente i trattamenti pensionistici più alti, oltre i tremila euro. Secondo le stime di Boeri, questo meccanismo permetterebbe di risparmiare circa 4miliardi di euro.

E ci sarebbe poi il piano di tagli e modifiche a baby pensioni e pensioni di invalidità e reversibilità che rimetterebbero in equilibrio i conti Inps, procurando ulteriori risorse da poter reimpiegare. Le possibilità, dunque, per poter lavorare sulle pensioni ci sarebbero, se solo lo si volesse e il punto è proprio questo, capire fino a che punto si vuole davvero correggere la riforma Fornero.
    

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il