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Riforma pensioni: previdenza, nuova analisi OCSE riforma previdenza, scuola e lavoro

Non sarà semplice riuscire a fare la riforma pensioni senza il rilancio dell'economia in Italia. Ecco le novità che arrivano dal nuovo rapporto dell'Ocse.




Sarà impossibile portare a casa la riforma pensioni senza la ripresa dell'economia. Se tutti sono convinti dell'esattezza di questa equazione, a metterla nero su bianco è stata questa volta l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) nel rapporto Going for Growth. Secondo le ultime notizie, "la mancata ripresa dalla recessione sta portando il reddito pro capite dell'Italia a scendere ancora più in basso rispetto alle principali economie dell'Ocse. Il consiglio? Fare le riforme, in particolare sul lavoro, le pensioni, il fisco e la scuola.

Eppure vede il bicchiere mezzo pieno il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, secondo cui nel 2015 "il quadro macroeconomico per l'Italia potrebbe riservare delle sorprese positive, grazie anche alle misure della Banca Central Europea". Padoan è d'accordo con l'Ocse che "è arrivato il momento di accelerare le riforme". Dati alla mano sull'economia in Italia, il cuneo fiscale e contributivo rappresenta la differenza tra la retribuzione al lordo delle imposte e dei contributi sociali e il netto che prende il lavoratore. Nel 2012, a fronte di un reddito lordo da lavoro dipendente in media di 30.953 euro il netto era di 16.498 euro.

Forti le differenze nella distribuzione dei redditi. Il 25,8% si colloca sotto i 10.000 euro lordi l’anno (meno di 833 euro al mese), il 54% tra 10.000 e 30.000, il 17,6% tra 30.000 e 70.000 e solo il 2,4% sopra i 70.000. I lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro (non più di 1.250 euro lordi al mese) sono il 39%, gli autonomi il 55%.

Grandi scarti anche nella distribuzione del Prodotto interno lordo pro capite sul territorio. Nel 2013 in media è stato di 26.700 euro, ma mentre nel Centro-Nord era pari a 31.700 euro nel Sud si è fermato a 17.200 euro. In testa alla classifica la provincia di Bolzano (39.800 euro), in coda la Calabria (15.500).

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il