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Isee 2015: calcolo e regole da cambiare, Serve proroga nazionale dopo Tar annullamento per pensioni invalidità, indennità disabili

Ancora caos Isee 2015: novità trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari e nuova sentenza del Tar del Lazio. Cosa riporta




Ancora richieste di proroga per la presentazione del nuovo modello Isee 2015 da parte di Consulenti del Lavoro ed altri professionisti abilitati secondo cui manca ancora chiarezza, difficoltà cui si aggiungono i problemi che le banche stanno incontrando nella definizione della giacenza media dei conti di coloro che richiedono l'Isee, novità richiesta da quest’anno, al posto del saldo di fine anno. La novità è che il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dai familiari dei disabili che contestavano la previsione  in base alla quale anche i contributi ricevuti a fine assistenziale vengono conteggiati con i redditi da lavoro.  

Si tratta dei contributi erogati dall’Inps, come le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento, aiuti indispensabili per le famiglie con disabile. Secondo il Tar è discriminatorio, nei confronti dei disabili minorenni ed anziani, la possibilità che il nuovo Isee dà ai disabili maggiorenni, senza coniuge e senza figli conviventi con i genitori, di indicare, per la richiesta di prestazioni sociosanitarie,  un nucleo familiare ristretto, composto dalla sola persona con disabilità senza i genitori, beneficio di cui non godono i disabili minorenni nè i disabili anziani, che nel calcolo del loro reddito devono considerare anche quello di coniugi e figli non conviventi.  

Secondo il Tar, il nuovo Isee è illegittimo nella parte in cui include, tra i redditi da considerare per valutare la ricchezza del nucleo familiare, anche i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari percepiti dal disabile per far fronte alla sua condizione svantaggiosa di handicap. La norma precisa che, nel concetto di reddito disponibile, devono essere comprese  le somme, ‘anche se esenti da imposizione fiscale valorizzando in misura maggiore la componente patrimoniale sita sia in Italia sia all’estero’. Obiettivo del legislatore era quello di colpire le persone che, pur risultando prive di risorse tassabili ai fini Irpef, possedevano altri redditi, come dell’assegno di mantenimento di figli percepito dal coniuge divorziato,  le pensioni estere non tassate in Italia, o i redditi prodotti e tassati all’estero.
 
Si tratta però di un provvedimento che avrebbe compreso tra gli altri anche qualsiasi reddito disponibile, e quindi anche le pensioni d’invalidità e le indennità di accompagnamento, cosa che, secondo il Tar del Lazio, era ingiusta perché tali importi non devono essere considerati reddito.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il