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Pensioni donne, anzianità, uomini riforma Governo Renzi: novità più realistica Mini Pensione. No quota 100, part time,contributivo

Modificare le riforma pensioni Fornero con prestito pensionistico per uscita anticipata e flessibile per tutti: le altre ipotesi e difficoltà attuali




L’ipotesi di intervento sulla riforma pensioni Fornero con prestito pensionistico, o mini pensioni, sembra tra quelle più fattibili per realizzare modifiche. Dopo, infatti, le novità e ultime notizie che hanno confermato la bocciatura dell’emendamento presentato da Sel che chiedeva la proroga al 31 dicembre 2016 dell’opzione contributivo donna, che avrebbe permesso ancora per un anno la possibilità di uscita anticipata per le donne lavoratrici, dipendenti e autonome, a 57 o a 58 anni con calcolo della pensione esclusivamente con sistema contributivo; la mancanza di risorse economiche necessarie per intervenire sulle pensioni come si; e lo stop anche alla proposta di staffetta generazionale e part time (che però continua ad essere sostenuta da diverse forze politiche), sono poche le soluzioni ancora a disposizione, sempre a patto che si voglia effettivamente intervenire sulle pensioni.

A prescindere, infatti, dalle possibilità più fattibili, molto dipende dalla volontà politica di intervenire realmente con modifiche alle pensioni, perché, se è vero che mancano le risorse per agire e che il prestito pensionistico, che non richiede risorse aggiuntive e che non modifica età e anzianità contributiva richieste dalla legge Fornero, è al momento la soluzione migliore, è anche vero che il governo sa che esistono piani che, attraverso tagli, potrebbero portare nuove risorse da reimpiegare sempre per interventi sulle pensioni.

Si tratta, infatti, di attuare quel ricalcolo contributivo proposto dal presidente dell’Inps Boeri con contributi di solidarietà con aliquote progressive da applicare a chi percepisce pensioni d’oro superiori ai tremila euro, o quelle modifiche a baby pensioni, esagerate e immeritate pensioni integrative, pensioni di invalidità e reversibilità che permetterebbero, appunto, di mettere da parte nuovi risparmi. E così si avrebbero le risorse per poter applicare gli interventi alle pensioni necessarie.

Nonostante poi Cesare Damiano, insieme a sindacati e On. Gnecchi, continui a rilanciare sull’uscita anticipata a quota 100 che, somma dell’età anagrafica e contributiva, permetterebbe al lavoratore, in base alla professione che svolge, di scegliere l’età in cui andare in pensione, per esempio a 60 anni di età e 40 anni di contributi, o a 61 anni e 39 di contributi, o a 62 anni con 38 di contributi, si trata di un’ipotesi ancora criticata e respinta.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il