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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità quota 100, contributivo, Mini Pensioni in Parlamento e esterno

Continua la discussione sulla questione previdenziale tra necessità di modifiche riforma pensioni Fornero e sistemi da adottare: le novità




Nell’attesa del prossimo Consiglio dei Ministri di venerdì 20 febbraio e della discussione del Milleproroghe, che dovrà essere presentato entro il 2 marzo, continua il dibattito pensionistico con proposte che continuano ad arrivare in Parlamento e discussioni tra forze politiche e sindacati. Le novità e ultime notizie sulla riforma pensioni Fornero vertono sempre e ancora sulla necessità di approvare piani di uscita anticipata per tutti ma anche di recuperare le risorse economiche necessarie per poter rendere più flessibile il nostro sistema previdenziale, alla luce degli ultimi annunci di Mef e ministro del Lavoro Poletti che hanno confermano la mancanza di soldi, motivo per il quale è stato già bocciato l’emendamento diSel al Milleproroghe che chiedeva lo slittamento al 31 dicembre 2016 dell’opzione contributivo donna, e per cui stenta ad arrivare una soluzione definitiva per i quota 96 della scuola, anche se il presidente Inps Boeri ha parlato qualche giorno fa dell’intenzione di voler sbloccare nuove risorse proprio per chiudere le partite esodati e quota 96.

E mentre in Parlamento è stata stoppata anche la prima proposta ufficiale, presentata dal senatore Panizza, di staffetta generazionale, mentre si attendono le conseguenze della rottura del Patto del Nazareno tra Berlusconi e il premier Renzi sulle riforme, mentre la Lega ha annunciato che presenterà un ricorso contro la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare illegittimo il referendum di abrogazione totale della riforma pensioni Fornero, Cesare Damiano, insieme ad altre minoranze Pd, spinge sul rilancio di uscita quota 100, nonostante criticata da tanti, o di pensione anticipata a 62 anni con 35 ani di contributi e penalizzazioni.

Anche i sindacati sono d’accordo con piani di flessibilità in uscita con il ritorno al sistema delle quote, in modo da dare al lavoratore di lasciare il lavoro ad età diverse in base al tipo di attività professionale svolta. E con l’uscita a quota 100 si potrebbe infatti scegliere di andare in pensione a 60 anni con 40 anni di contributi, a 61 anni di età e con 39 anni di contributi, o a 62 anni con 38 di contributi e così via, purchè il risultato di età anagrafica e anzianità contributiva dia come risultato appunto 100.

Ma tra i diversi meccanismi di uscita anticipata sembra che il più fattibile, bloccata la staffetta generazionale che avrebbe permesso un ottimo turn over lavorativo, sia quello del prestito pensionistico perché, come spiegato da  molti, non richiederebbe l’impiego di risorse ulteriori per il pensionamento anticipato visto che erogherebbe con un prestito, appunto, in anticipo, niente di più di quanto il lavoratore percepirebbe comunque come pensione finale, e poi perché non modificherebbe età e contributi richiesti dalla legge Fornero, lasciando dunque in piedi la struttura di quella riforma capace di garantire piena sostenibilità economica all’Italia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il