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Partita iva minimi vecchio regime 5% e tasse e contributi ordinari decise modifiche seppur ufficiali solo con Milleproroghe 2015

Modifiche al nuovo regime dei minimi attese in prossimo CdM venerdì 20 febbraio o con nuovo Milleprorghe: cosa potrebbe ancora cambiare




Lavoratori autonomi, professionisti, commercianti pronti ad aprire una nuova partita Iva con occhi puntati al prossimo Consiglio dei Ministri in programma venerdì 20 febbraio e al prossimo Milleproroghe. Sono questi gli appuntamenti cruciali che potrebbero portare novità al regime dei minimi. Per rimediare, infatti, a quello che lo stesso premier Renzi ha definito un ‘autogol’, potrebbe arrivare un dietrofront sul nuovo regime minimi che ha portato l’aliquota al 15% per compensi tra 15 mila e 40 mila euro. E la soluzione annunciata, che dovrebbe arrivare con il decreto Milleproroghe, e prevedere un ritorno al vecchio regime dei minimi.

Il vecchio regime prevede invece un’aliquota al 5% per compensi fino a 30mila euro per tutti. Con il nuovo CdM si potrebbe tornare per tutto il 2015 al vecchio regime cancellato con la legge di Stabilità prorogando al 2016 l’avvio del nuovo regime. Ma al vaglio anche la possibilità di far convivere i due regimi in modo da dare ai lavoratori autonomi la possibilità di scegliere il migliore cui aderire in base magari all’attività professionale che si svolge. Ciò significa che le partita Iva che guadagnano fino a 30 mila euro potranno scegliere per tutto il 2015 se aderire al nuovo regime dei minimi con l'aliquota forfettaria al 15% o al vecchio regime al 5%, con il limite fino a 5 anni o al raggiungimento del 35esimo anno d'età.

Potranno chiedere l’accesso al vecchio regime dei minimi che prevede un limite dei ricavi di 30mila euro e l'aliquota sostitutiva del 5% solo coloro che hanno comunque i requisiti richiesti e che cioè abbiano iniziato una nuova attività a partire dal 31 dicembre 2007 o considerando l’età giacchè questo regime vale fino al compimento del trentacinquesimo anno d'età.

Nel prossimo CdM di venerdì dovrebbe essere inoltre confermato il blocco per il 2015 all'aumento dell'aliquota contributiva del 27,72% per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell'lnps. Si tratta di uno stop che, richiesto da tutti, costerà allo Stato ben 120 milioni di euro. Secondo quanto previsto, l'aliquota salirà al 28% nel 2016 e al 29% nel 2017.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il