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Pensioni vecchiaia, donne, precoci riforma Governo Renzi: novità per l'ennesima volta creano disparità tra statali e privati

Il trattamento previdenziale riservato ai lavoratori privati non è lo stesso di quello di cui possono godere i dipendenti pubblici.




Sembra che la riforma pensioni Renzi viaggi su due binari per nulla paralleli. Da una parte c'è quello dei lavoratori privati che non riescono a vedersi ammorbidire i rigidi requisiti della legge Fornero. Come riferiscono ultime notizie e novità, tutte le proposte di modifica si sono infrante contro lo scoglio dell'assenza di copertura economica. E così sono rimaste ferme al palo le ipotesi di favorire l'uscita anticipata, di estensione della cosiddetta opzione donna, di aumento delle pensioni minime, di staffetta generazionale, di allargamento anche ai pensionati del famoso bonus fiscale di 80 euro.

Ben diverso è il caso dei lavoratori pubblici, anche a livello locale. In Piemonte, ad esempio, si sta iniziando a sperimentare il turn over generazionale fra lavoratori anziani e nuove leve. In particolare è prevista l'applicazione della formula del part time per gli over 50 prossimi al congedo che addestreranno i nuovi assunti a tempo indeterminato senza perdere i contributi. Nelle amministrazioni siciliane sarà applicata la cosiddetta quota 100 come somma dell'età anagrafica e degli anni di contribuzione, per il personale in esubero. In ballo ci sono 2.500 dipendenti regionali in uscita e 890 in successiva entrata.

In vigore, poi, lo stop agli incarichi di rilievo per i pensionati nella pubblica amministrazione. La circolare del ministro per la Funzione Pubblica, Marianna Madia, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Lo stop è retroattivo, però, dal 25 giugno del 2014. Il provvedimento è "volto ad agevolare il ricambio e il ringiovanimento del personale nelle pubbliche amministrazioni".

Tuttavia a livello pubblico si segnala lo stallo intorno alla questione dei quota 96 del mondo della scuola ovvero quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi previsti dalla normativa di riferimento, non sono andati in pensione a causa dell'introduzione delle norme contenute nella riforma Fornero, che non hanno tenuto conto della peculiarità del calendario scolastico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il