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Partita Iva nuovi minimi 2015 o vecchio regime 2014: regole ufficiali approvate Milleproroghe e Consiglio Ministri. E differenze

Novità Partita Iva e regime dei minimi: differenze tra vecchio e nuovo, convenienza, vantaggi e cosa potrebbe cambiare dopo CdM di domani 20 febbraio




Tra domani, venerdì 20 febbraio, con riunione del nuovo Consiglio dei Ministri e il prossimo 3 marzo, giorno in cui il decreto Milleproroghe approderà in Senato, finalmente si avranno risposte certe e chiare sul regime dei minimi da adottare se si ha intenzione di aprire una partita Iva. La nuova Legge di Stabilità ha cambiato le regole per accedere al cosiddetto regime fiscale dei minimi: mentre il vecchio regime prevedeva, per cinque anni o fino al compimento del 35esimo anno di età, un’aliquota di tassazione al 5% per ricavi fino a 30mila euro per tutti, il nuovo regime aumenta la tassazione al 15% per coloro che ricevono compensi compresi tra i 15 e i 40mila euro, a seconda dell’attività professionale che si svolge e non ha limiti temporali.

Si tratta di un regime a svantaggio dei più che potrebbe risultare conveniente per artigiani e commercianti che esercitano attività di impresa individuale e sono iscritti alla gestione separata Ivs e che se decidono di aderire al nuovo regime dei minimi potranno usufruire di un regime vantaggioso, perché non saranno più obbligati a versare contributi minimi ma determineranno i contributi previdenziali da versare, a seconda del reddito realmente prodotto.

Potranno pertanto usufruire di un trattamento di favore, ma per tutti gli altri il nuovo regime rappresenta un vero e proprio salasso, motivo per il quale il sottosegretario Zanetti ha proposto di tornare al vecchio regime e il ministro Padoan ha effettivamente lasciato capire che con il Milleproroghe il vecchio regime dei minimi sarà prorogato per tutto il 2015. Ciò significa che chi decide di aprire una Partita Iva quest’anno può scegliere se aderire ancora al vecchio regime o usfuruire del nuovo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il