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Co.co.co, co.co.pro abolizione, cancellazione e nuovi contratti 2015: da quando, come funziona, per chi Governo Renzi

Novità lavoro da governo Renzi: come cambiano le forme contrattuali e cosa prevederanno. Primi cambiamenti




Finalmente in arrivo novità sui contratti di lavoro. Con i decreti attuativi del Jobs Act su nuovo contatto a tutele crescenti e nuovi ammortizzatori sociali, il governo Renzi abolisce tutte le forme contrattuali lavorative di collaborazione e a progetto. “Pensiamo di fare una operazione che blocca la possibilità di fare nuove collaborazioni a progetto e su quelle che ci sono bisogna cercare di trovare una modalità di gestione della transizione” ha assicurato il ministro del Lavoro Poletti. In arrivo dunque novità su apprendistato, sul contratto di lavoro unico a tempo indeterminato a tutele crescenti che prevede sgravi contributivi per i datori di lavoro per tre anni, e sui contratti a termine, che dovrebbero avere durata massima di 36 mesi.

Secondo quanto previsto, per il contratto a tempo determinato resterà l’attuale limite massimo di durata di 36 mesi; il governo ha confermato l’abolizione delle collaborazioni a progetto, per cui saranno aboliti i nuovi contratti Co.co.pro e nel periodo transitorio quelli attualmente in vigore saranno portati a scadenza. Per quanto riguarda l’apprendistato, l’obiettivo è quello di semplificare il primo livello (per il diploma e la qualifica professionale) e il terzo livello (alta formazione) per spingere sull’alternanza scuola-lavoro.

Novità anche i voucher, per cui sarà rivisto al rialzo il tetto d’importo e con utilizzo della tecnologia il lavoro accessorio sarà tracciabile; e per le mansioni. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, nel caso di una ristrutturazione o riorganizzazione aziendale, l’impresa potrà modificare le mansioni del lavoratore fino ad un livello, senza però modificarne il trattamento economico previsto.

Nessuna modifica anche sui licenziamenti collettivi. La riforma è stata promossa dall'Ocse e secondo l'organismo europeo potrebbe far crescere il pil del 6% in 10 anni. Contraria, invece, al provvedimento la Cgil. Secondo la leader Susanna Camusso “L'unico risultato sarà quello di aver liberalizzato i licenziamenti, di aver deciso che il rapporto di lavoro invece di essere stabilizzato sia frutto di una monetizzazione crescente”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il