BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni donne,anzianità,uomini riforma Governo Renzi: novità interventi indicati da studi matematici,statistici che non sbagliano

Andamento pensioni e stato di salute del nostro sistema previdenziale: allarmanti e negativi parecchi dati. Cosa è necessario fare per modifiche positive




Sono diversi gli studi sulle pensioni resi noti in questi ultimi mesi che hanno accertato uno stato di salute delle pensioni italiane davvero pessimo, il che spinge a ritenere che effettivamente siano necessari quegli interventi alla riforma pensioni finora paventati, nonché tagli e prelievi sulle pensioni d’oro per rimettere in equilibrio il sistema previdenziale italiano. Ma andiamo con ordine: era stato l’Fmi qualche mese fa, seguito da Ue ed ora Ocse a sostenere che la spesa pensionistica italiana è decisamente troppo elevata, moltissimo se si confronta con quella degli altri Paesi europei, motivo per cui è necessario attuare tagli.

Ma non solo: bene sarebbe anche dare il via a quel piano di tagli e modifiche per pensioni di invalidità e reversibilità e di baby pensioni, visto che secondo gli ultimi dati a pesare particolarmente sui conti Inps non sono le pensioni quanto i costi delle spese assistenziali. Secondo Il professor Brambilla, nel 2012 la spesa pensionistica complessiva è stata di 311,1 miliardi di euro, ma considerando le pensioni, emerge che a fronte di 211,1 miliardi di pensioni pagate dall’Inps, sono stati versati contributi per 190,4 miliardi, con un disavanzo di 20,7 miliardi.

Ma le pensioni sono calcolate al lordo delle imposte e ciò significa che la spesa pensionistica effettiva è stata decisamente minore. Pesa, invece, l’assistenza, che ha un costo di ben 95 miliardi l’anno, tra pensioni di invalidità e altre forme di assistenza alle famiglie. Cresce, inoltre, come sottolineato da uno studio di un collaboratore del nuovo presidente dell’Inps Boeri Patriarca il popolo dei pensionati occupati, cioè di coloro che hanno raggiunto le cosiddette baby pensioni ma continuano a lavorare, percependo così sia la propria pensione che lo stipendio mensile , e, secondo gli ultimi dati del Censis, per il sistema contributivo imposto dalla legge Fornero, circa il 65% dei giovani occupati dipendenti che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni avrà una pensione sotto i mille euro.

Si tratta di una stima che riguarda i 3,4 milioni di giovani inseriti nel mondo del lavoro, con contratti standard, ma ci sono anche da considerare gli 890.000 giovani tra 25 e i 34 anni con contratti di collaborazione o lavoratori autonomi, e poi ci quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano nè lavorano. Questi saranno gli anziani poveri di domani e questa situazione di emergenza deve spingere a rivedere l’andamento pensionistico attuale.


 

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il