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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: interventi suggeriti da analisi e studi matematica e statistiche obiettivi,concreti

Nuovi dati studi su stato di salute delle pensioni italiane: la situazione, peso pagamenti contributi e futuro per i giovani precari di oggi




I tecnici del Tesoro e il ministro del Lavoro Poletti sostengono che non vi siano i soldi disponibili per intervenire sulle pensioni, eppure è sempre più chiara l'urgenza e la necessità di modificare una riforma pensioni, quella Fornero, che deve essere corretta in qualche sua parte per risolvere i problemi creati, da esodati a quota 96 della scuola, e per rendere più flessibili i requisiti di accesso alla pensione pensando sopprattutto a coloro che oggi hanno 30 e che rischiano di non arrivare mai alla pensione. Per perseguire questo obiettivo, sarebbe innanzitutto necessario agire con tagli e revisioni per rendere il sistema pensionistico attuale più sostenibile e, soprattutto, più equo, visto che Fmi, Ue e Osce hanno più volte ribadito che la spesa pensionistica italiana è troppo alta e deve essere tagliata.

Del resto, gli ultimi numeri su disoccupazione e stato dei pensionati in Italia non sono così positivi: secondo l’Istat, a novembre il tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 13,4%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a ottobre, record storico e i giovani senza lavoro sono 729mila, contro i 710mila appena dell’estate. In Italia, i disoccupati sono arrivati ai 3 milioni 457 mila, con una crescita di 40mila unità rispetto a ottobre (+1,2%) e di 264 mila su base annua (+8,3%).

Uno studio di un collaboratore del nuovo presidente dell’Inps Boeri Patriarca riporta invece che è in aumento il popolo dei pensionati occupati, cioè coloro che hanno raggiunto le cosiddette baby pensioni ma continuano a lavorare, percependo così sia la propria pensione che lo stipendio mensile e sottraendo possibilità di lavoro ai giovani, mentre da uno studio Deloitte emerge che seppur vero che l’Italia è il Paese dove le pensioni pubbliche sono le più ricche, è anche vero che i contributi sono decisamente alti, a tutto discapito dello stipendio mensile che si percepisce durante la vita lavorativa.

Per Luigino Bruni, professore di Economia politica all’Università di Milano-Bicocca, la soluzione non è la pensione anticipata ma spingere alla scelta del part-time dopo i 55 anni, traghettando verso nuovi posti di lavoro per i giovani con la staffetta generazionale. Se i lavoratori prossimi alla pensione scegliessero il part-time lascerebbero posti di lavoro liberi per i più giovani, dando nuova spinta al mercato dell’occupazione e all’economia. Via libera anche all’approvazione di quei piani di uscita anticipata, tra cui certamente bisognerebbe preferire il migliore, secondo alcuni, il prestito pensionistico, che non modifica età e contributi della legge Fornero e non richiede l’impiego di ulteriori risorse.

Secondo Walter Rizzetto del M5S, la legge Fornero ha creato molti più problemi che vantaggi e servirebbero strumenti flessibili che tutelino quelle persone che perdono il lavoro ma che non hanno ancora raggiunto i requisiti pensionistici. E l’auspicio è che si intervenga, come proposto dal presidente Boeri, sulle ricche pensioni, con un prelievo che preveda aliquote progressive oltre i 90mila euro, anche per aiutare i più giovani, oggi precari. Secondo gli ultimi dati del Censis, a causa del sistema contributivo della nuova riforma pensioni, circa il 65% dei giovani occupati dipendenti che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni avrà una pensione sotto i mille euro e si tratta di una stima ottimistica, considerando che riguarda i 3,4 milioni di giovani che oggi sono ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard. Ci sono, infatti, 890.000 giovani tra 25 e i 34 anni con contratti di collaborazione o lavoratori autonomi, e poi ci quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano nè lavorano e che, secondo il Censis, saranno gli anziani poveri di domani.

Il professor Brambilla, invece, nel suo recente Rapporto sul sistema pensionistico, spiega che grazie alla riforma Fornero che ha introdotto il metodo contributivo e adeguato l’età pensionabile alla speranza di vita, il sistema previdenziale “è tale, salvo crolli della nostra economia con un incremento della disoccupazione, da garantire sia l’equilibrio che la sostenibilità”.

Dal Rapporto Brambilla emerge che nel 2012 la spesa pensionistica complessiva è stata di 311,1 miliardi di euro, ma limitando il calcolo alle sole pensioni, emerge che a fronte di 211,1 miliardi di uscite (le pensioni pagate dall’Inps) sono stati versati contributi per 190,4 miliardi, con un disavanzo di 20,7 miliardi. In realtà, le pensioni ‘in uscita’ sono calcolate al lordo delle imposte, che nel 2012 sono state pari a 42,9 miliardi di Irpef e a 3 miliardi di addizionali Irpef  e ciò significa che la spesa pensionistica effettiva è stata di 165 miliardi di euro, con un saldo attivo tra contributi e prestazioni di quasi 25 miliardi, per cui i pensionati, con le loro tasse contribuiscono a mantenere in pari il bilancio dello Stato. A pesare sui conti dell’Inps non sono dunque le pensioni, ma l’assistenza, che pesa per 95 miliardi l’anno, 77 dei quali della cassa integrazione e i 17,7 miliardi delle pensioni di invalidità e altre forme di assistenza alle famiglie.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il