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Disoccupazione, disoccupati indennità assegno, nuovi contratti 2015, partita iva, co.co.pro, co.co.co: per chi, come, quando

L’approvazione dei due decreti attuativi del Jobs Act cambia le regole del regole: quali sono le novità e cosa cambierà davvero quest’anno




L’approvazione dei due decreti attuativi del Jobs Act, su nuovo contratto a tutele crescenti e nuovi ammortizzatori sociali, dopo il voto del Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, cambia le regole del lavoro in Italia. E per tutto quest’anno ci sarà ancora possibilità, per chi decide di aprire una nuova Partita Iva, di aderire al vecchio regime dei minimi al 5%. Vediamo cosa è cambiato.

Nuovi contratti e novità co.co.co e co.co.pro: Con l’approvazione del decreto attuativo del Jobs Act che dà il via libera al contratto unico a tutele crescenti, già dal prossimo primo marzo le aziende potranno decidere di assumere a tempo indeterminato, usufruendo di sgravi contributivi per tre anni. Come annunciato dal premier Renzi, ci saranno più tutele per chi perde il posto e “parole come mutuo, ferie, diritti e buonuscita entrano nel vocabolario di una generazione che ne era stata è esclusa”. Il contratto unico a tutele crescenti prevede la possibilità di assunzione a tempo indeterminato e per tre anni non saranno le aziende a pagare i contributi del lavoratore ma lo Stato. Via libera anche al riordino delle forme contrattuali e all'abolizione dei contratti di collaborazione a progetto, co.co.pro, e restano i contratti a termine per u massimo di 36 mesi. Nel caso dei co.co.pro, resteranno in vita solo quelli in essere e verranno cancellati del tutto a partire dal primo gennaio 2016, sostituiti dal nuovo contratto a tutele crescenti. Restano, però, i licenziamenti collettivi e nel caso del  contratto a tutele crescenti non è previsto il reintegro, ma un indennizzo economico in base all'anzianità di servizio. Il reintegro è previsto solo nel caso di licenziamenti discriminatori o disciplinari, nel caso in cui, però, si dimostri che il provvedimento disciplinare è stato sbagliato e ingiusto.

Indennità e assegno disoccupati: Approvato anche il decreto attuativo del Jobs Act sui nuovi ammortizzatori sociali, per cui via libera ufficiali a nuovi Asdi, Dis-Coll e Naspi che sostituiscono da quest’anno le vecchie indennità di disoccupazione e la vecchia Aspi. Partendo dal Dis-Coll si tratta di un nuovo sussidio di disoccupazione per i disoccupati iscritti alla gestione separata dell’Inps, vale anche per i CoCoPro, collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, iscritti alla Gestione separata, e vale sino al 31 dicembre 2015. L’importo erogato con nuovo Dis-Coll è pari al 75% del reddito medio mensile nei casi in cui il reddito mensile sia pari o inferiore a 1.195 euro mensili nel 2015, ma non può superare i 1.300 euro nel 2015. Il Dis-Cool ha una durata massima di 6 mesi. Il primo maggio debutta la Naspi, Assicurazione Sociale per l’impiego, che può essere richiesta da lavoratori dipendenti privati a tempo indeterminato e a termine, e da quelli pubblici assunti a termine; da chi ha maturato almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni di lavoro e 18 giornate effettive di lavoro negli ultimi 12 mesi; sarà erogata mensilmente dall'Inps, per una durata massima di 18 mesi e importi massimi di 1.300 euro al mese. Altra novità è l’Asdi, nuovo Assegno di disoccupazione, anch’esso dura sei mesi, prevede l’erogazione di un assegno di importo pari al 75% dell’ultimo assegno Naspi, che può essere chiesto se sono stati maturati almeno 3 mesi di contributi dal primo gennaio dell'anno precedente o un mese nell'anno in cui si perde il lavoro.

Partita Iva 2015: Carte ancora cambiate per chi decide di aprire una Partita Iva in questo 2015 e tutti coloro che si erano affrettati a farlo sul finire del 2014 per aderire al vecchio regime dei minimi sembra abbiano fatto una corsa inutile perché è stata prorogata fino al termine di quest’anno la possibilità di aderire al vecchio regime dei minimi, con aliquota al %% per ricavi fino a 30mila euro per tutti, possibile per cinque anni o fino al compimento del 35esimo anno di età. L’obbligatorietà del nuovo, che ha invece un’aliquota al 15% per guadagni compresi tra i 15 e i 40mila euro senza limiti temporali o anagrafici, scatterà dal primo gennaio 2016, per cui ancora per quest’anno i contribuenti potranno decidere se aderire all’uno o all’altro regime, valutando, chiaramente, le proprie esigenze e le proprie attività.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il