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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: il nostro sistema è tra meno sicuri e stabili al mondo secondo studi internazionali

Smentita la convinzione del ministro dell’Economia Padoan secondo cui il sistema pensionistico italiano sarebbe tra i più forti d’Europa: situazione e novità




Il ministro dell’Economia Padoan continua a difendere la riforma pensioni Fornero ribadendo come sia l’unica capace di garantire sostenibilità economica al nostro Paese e che come abbia contribuito a rendere il nostro sistema previdenziale tra i più forti d’Europa. Ma le novità e ultime notizie in merito sembrano smentire queste convinzioni: sembra infatti che il sistema pensionistico italiano sia tra i meno sicuri al mondo.

Dai dati emersi dall’analisi condotta da Natixis Global Asset Management su 150 paesi a livello globale sulla sicurezza finanziaria post-pensionamento e sulla effettiva possibilità di risparmiatori e investitori di raggiungere le proprie aspettative dopo l’età pensionabile è emerso che la sicurezza finanziaria è decisamente incerta per la maggior parte dei pensionati e alcuni vedono il proprio futuro pensionistico proprio negativo.

Secondo Antonio Bottillo, Country Head per l’Italia di Natixis Global Asset Management, “Gli individui dovranno fare di più per provvedere alle proprie risorse dopo il pensionamento. Dobbiamo quindi aiutare i risparmiatori a prendere coscienza di questa situazione e sostenerli a fare il più possibile in modo che possano garantirsi una sicurezza finanziaria”. Nella classifica del Global Retirement Index 2015, che combina diversi parametri, dalla qualità del sistema sanitario, alla qualità della vita, ai redditi, al benessere materiale, l’Italia nella top 30 si trova in 29esima posizione, registrando una forte difficoltà per la sicurezza finanziaria dopo il pensionamento.

Si tratta di una situazione chiaramente spiegata da Bottillo che ha dichiarato: “Se la capacità dei governi di provvedere al benessere dei propri pensionati è limitata o compromessa, la responsabilità cadrà inevitabilmente altrove. Lavoratori, risparmiatori e investitori sono chiamati così ad assumersi un maggiore impegno individuale”.

Si tratta di un’ultima analisi, negativa, che segue studi già resi noti. Walter Rizzetto del M5S aveva già spiegato che riforma pensioni Fornero ha creato molti più problemi che vantaggi e che servirebbero strumenti flessibili, mentre dagli ultimi dati del Censis è emerso che, a causa del sistema contributivo della nuova riforma pensioni, circa il 65% dei giovani occupati dipendenti che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni avrà una pensione sotto i mille euro e si tratta di una stima ottimistica, considerando che riguarda i 3,4 milioni di giovani che oggi sono ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard. Ci sono, infatti, 890.000 giovani tra 25 e i 34 anni con contratti di collaborazione o lavoratori autonomi, e poi ci quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano nè lavorano e che, secondo il Censis, saranno gli anziani poveri di domani.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il