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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: interventi differenti tra Poletti, Sacconi, Boeri, Baretta seppur tutti d'accordo

Tutti da sempre d’accordo su interventi riforma pensioni Fornero ma ad un anno di governo Renzi mancano ancora interventi concreti: ipotesi e novità




Mancanza di risorse economiche e ostacolo Ue sono i motivi fondamentali che ad un anno di lavoro del governo Renzi non hanno permesso di attuare alcuna modifica alla riforma pensioni Fornero, così come era stato annunciato. Tutte le promesse fatte non sono state ancora mantenute, tutti gli annunci arrivati sono rimasti solo parole, nonostante tutte le forze politiche e sociali si siano sempre detti d’accordo ad intervenire sulla riforma pensioni Fornero. E ad un anno di distanza la situazione non è certo cambiata nonostante in questi ultimi giorni siano state avviate nuove trattative con l’Ue, che però potrebbero ancora una volta deludere chi aspetta interventi pensionistici.

L’Ue da sempre è contraria a interventi sulla riforma pensioni Fornero, sostenendo la posizione del ministro dell’Economia Padoan che da mesi ribadisce la necessità di lasciare la legge pensionistica attuale così com’è, giacchè è l’unica che riesce a garantire sostenibilità finanziaria all’Italia. Intanto tra le forze politiche che chiedono cambiamenti, il ministro Poletti che qualche settimana fa annunciava la nuova disponibilità del governo di voler rimettere mano alla questione previdenziale, pensava a soluzioni soprattutto a favore di quei lavoratori che rischiano di perdere il lavoro, rischiando, di conseguenza, di ritrovarsi senza stipendio da lavoro e senza pensione, ma che solo qualche giorno fa ha nuovamente frenato, dicendo che qualsiasi eventuale intervento dovrà essere valutato sempre tenendo contro della posizione Ue.

E queste ultime dichiarazioni hanno lasciato perplessi, soprattutto considerando l’entusiasmo di molti all’indomani della nomina del presidente dell’Inps, Tito Boeri, lui che, fortemente voluto dal premier Renzi, si prepara alla riforma della governance dell’Inps, che ha riproposto il ricalcolo contributivo per tutti coloro che percepiscono ricche pensioni d’oro calcolate in parte con vecchio metodo retributivo, per ristabilire equità nel sistema previdenziale attuale, e che potrebbe dare il via ufficiale alla busta arancione, fondamentale perché i contribuenti valutino la loro futura posizione previdenziale.

E se il sottosegretario Baretta, da sempre dalla parte di modifica delle pensioni, sostiene la proposta di Cesare Damiano di uscita a quota 100, che garantirebbe flessibilità in uscita ai lavoratori che potrebbero decidere l’età in cui lasciare il lavoro, purchè la somma di età anagrafica e contributiva dia come risultato 100, Maurizio Sacconi di Ncd, è sì favorevole a modificare la legge pensionistica, ha proposto due novità per rendere più vantaggioso il riscatto degli anni di laurea ai fini contributivi e per garantire ai lavoratori che decidono di andare in pensionamento il pagamento dei contributi da parte delle aziende, ma che appare piuttosto scettico sulla convenienza degli altri piani di uscita anticipata proposta. L’unico favorevole, secondo lui, e vantaggioso potrebbe essere il prestito pensionistico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il