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Pensioni, riforma e novità Governo Renzi: chi è contro interventi e modifiche positive dopo i tanti annunci positivi attuali

La riforma pensioni Renzi è ostacolata dall'assenza di coperture economiche, eppure sono in tanti a chiedere una svolta in ambito previdenziale.




Almeno a parole il fronte di chi è favorevole alla riforma pensioni è molto ampio. Si va dai sindacati a quasi tutto l'arco parlamentare passando per esponenti del governo. Su tutti, il più predisposto alla riscrittura delle regole previdenziali ovvero all'individuazione di nuove soluzioni per rendere le norme più socialmente sostenibili è il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti. Come riferiscono le ultime notizie, ogni occasione è buona per mettere la questione al centro dei dibattiti pubblici e politici. Ma occorre sempre fare i conti con una ristrettezza economica che restringe gli spazi di manovra.

Il più ostico da convincere è Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia, favorevole a mantenere in vigore le norme cristallizzate con la legge Fornero. A suscitare perplessità è però la montagna di soldi che verrà investita nel pacchetto scuola, ormai in dirittura d'arrivo. Oggi il governo mette a punto gli ultimi dettagli per poi portare domani in Consiglio dei ministri le misure con un decreto e un disegno di legge delega. Ma perché non destinare parte delle risorse anche alla riforma delle pensioni?

Questi sono poi i giorni in cui i lavoratori dipendenti potranno già da marzo richiedere il Tfr in busta paga. Numeri alla mano sono 12 milioni i dipendenti che dovranno scegliere se lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda, destinarlo a un fondo di previdenza integrativa o ancora trovare la liquidazione mensilmente in busta paga. Ammonta al 27% l'aliquota massima della tassazione applicata al Tfr. La percentuale varia precisamente tra il 23 ed il 27% e la sua monetizzazione conviene fiscalmente solo a chi dichiara meno di 15,000 euro. Secondo la Cgia di Mestre, un operaio che prende 1.200 euro netti percepirà 71 euro in più, un impiegato da 1.600 euro altri 112 euro. Un dirigente o un quadro da 3.000 euro 214 euro. Ma è appunto polemica per la tassazione che sull'anticipo non sarà conveniente.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il