BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni riforma Governo Renzi novità negative negli ultimi fatti seppur tante parole, interventi e proposte positive

Fra proposte e annunci, la questione della riforma pensioni continua ad alimentare il dibattito politico, ma manca lo scatto finale.




Si continua a parlare di riforma pensioni Renzi, ma le novità vere sono ben poche. Come raccontano le ultime notizie, sia dal parlamento sia dai sindacati arriva l'invito a modificare le regole previdenziali in vigore nel segno della flessibilità così da favorire l'uscita anticipata da una parte e il ricambio generazionale dall'altra. Stando a quanto riferito dal governo, il principale ostacolo al cambiamento è di tipo economico. Alla luce della congiuntura globale, viene spiegato, non ci sono le condizioni per ribaltare la legge Fornero, portatrice di ingenti risparmi per le casse dello Stato. Si tratta di giustificazioni che reggono fino a un certo punto, come dimostra lo stanziamento di un miliardi di euro per l'assunzione dei precari dello Stato.

Di più: non mancano le proposte per una riforma delle pensioni a basso impatto economico se non a costo zero. Fra le opzioni sul tavolo delle discussioni ci sono le ipotesi del calcolo di tutti gli assegni previdenziali con il meno vantaggioso (per i lavoratori) metodo contributivo per poi ridurre la somma in proporzione in base agli anni di anticipo rispetto agli requisiti in vigore; di andare in pensione con 35 anni di contributi versati a partire dai 62 anni di età con una penalizzazione massima dell'8%; dell'applicazione di quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione; di introduzione del prestito previdenziale per consentire il ritiro agli over 50 senza occupazione.

In ambito pubblico, un decreto attuativo della delega dovrebbe servire a risolvere il problema dei lavoratori precari nella pubblica amministrazione, in particolare i co.co.co (cioè coloro che sono titolari di collaborazioni coordinate e continuative). Questa figura è destinata a sparire dal 2017, in corrispondenza con quanto previsto dalle norme generali del Jobs Act. Il nodo è però particolarmente delicato perché in alcuni comparti pubblici, le forme contrattuali atipiche sono state usate intensamente negli anni scorsi, per aggirare i vincoli posti alle assunzioni.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il