La Russia rilancia sul nucleare e diviene un settore fondamentale nell'esportazione di energia

Per la Russia di oggi Cernobyl è storia passata. Ora il nucleare vince su tutti i fronti e diviene un settore primario anche nel campo dell’esportazione



Per la Russia di oggi Cernobyl è storia passata. Ora il nucleare vince su tutti i fronti e diviene un settore primario anche nel campo dell’esportazione. Nessuna paura, quindi, e nessun allarme, pur se non si cancella tanto facilmente dalla memoria il ricordo di quel 26 aprile del 1986, quando l'unità numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl in Ucraina (all'epoca Unione Sovietica) registrò il più rilevante incidente nucleare della storia. Ora tutta quella tragica vicenda è coperta da un sarcofago pur se fa ancora sentire il suo ruggito. Ma è anche vero che la realpolitk del Cremlino vince su tutti i fronti. Con gli ambientalisti che sono avvertiti, perchè da oggi ogni azione di protesta verrà respinta nel quadro delle azioni della campagna di antiterrorismo. La scelta è fatta. In Russia sorgerà una holding energetica destinata a sconvolgere - quanto a potenza - le grandi industrie nucleari di tutto il mondo.

Il complesso che si sta formando sarà di proporzioni ciclopiche ed avrà come compito primario quello di riunificare le aziende energetiche della Russia e, in particolare, di prendere sotto il suo diretto controllo la produzione di energia atomica. La nuova azienda statale si chiamerà Atomenergoprom (“Industria dell’energia atomica”). Controllerà e dirigerà tutte le fasi dell’industria nucleare: dall’estrazione dell’uranio alla costruzione di centrali atomiche in Russia e in ogni parte del mondo. E il Cremlino, proprio per dare un senso planetario alla nuova holding, ha stabilito che le industrie metalmeccaniche attualmente impegnate nella realizzazione di componenti per le centrali atomiche, le organizzazioni scientifiche e gli uffici di progettazione passeranno contemporaneamente sotto la giurisdizione dell’ Atomenergoprom.

Vi sarà quindi - come dichiara alla stampa Serghej Kirienko, responsabile del Servizio federale per l’energia atomica - una gestione ottimizzata ai fini di una maggiore competitività sui mercati mondiali. E per dare un senso all’operazione che si sta avviando Kirienko annuncia che le aziende della Russia - che operano attivamente per mantenere una posizione dominante nel campo del nucleare nei mercati mondiali - sono attualmente impegnate nella costruzione di cinque nuove centrali atomiche in varie parti del mondo. “Abbiamo anche vinto, in Bulgaria, una gara d’appalto - aggiunge Kirienko - per la realizzazione di due centrali”.
Le fonti dell’Atomenergoprom aggiungono che in breve tempo la Russia decuplicherà il numero dei reattori in costruzione (ci sono accordi di vendita e di collaborazione tecnica per centrali in India e Cina) andando così ad occupare il 20% del mercato atomico mondiale. Tutto questo mentre è noto che dal punto di vista energetico la Russia (dove operano 31 reattori nucleari che, con una potenza elettrica installata di 21.743 MW, hanno generato nel 2005 il 15,6 per cento dell’energia elettrica prodotta) è già il secondo produttore mondiale di greggio dopo l’Arabia Saudita.

Scelta nucleare, quindi, a tutto campo. E Putin con questa decisione dimostra ancora una volta di aver scelto di stare dalla parte degli oligarchi che manovrano il mondo economico. Perché il nuovo complesso dell’ Atomenergoprom avrà tra i suoi grandi capi proprio gli stessi esponenti del mondo commerciale e bancario della nuova Russia. La campagna acquisti, tra l’altro, è già iniziata, con il periodo pre-elettorale che sembra proprio il più opportuno per una nuova divisione di poteri. La corsa verso i consigli d’amministrazione e i posti dirigenziali è aperta. Anche in questo caso il nucleare sarà una occasione per la formazione di nuove nomenklature con stipendi astronomici.

Tutto ok, quindi? Non sembra proprio, perché nella stessa Duma c’è già aria di battaglia. Putin, intanto, incassa una vittoria con i suoi uomini che si ritrovano compatti nell’avventura di una holding che non ha precedenti nella pratica mondiale.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il