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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: contributivo, quota 100, prestito, mini pensioni. Come e quando in tre fasi

Il cronoprogramma della riforma pensioni del governo Renzi potrebbe passare da tre fasi, la prim a delle quali troverebbe applicazione già in primavera.




La partita della riforma pensioni Renzi è ancora aperta e come raccontano novità e ultime notizie, potrebbe articolarsi in tre distinte fasi. Nella prima potrebbe essere predisposto un disegno di legge per il contributivo donna. Si tratta di una partita aperta da tempo che prevede di concedere l'uscita anticipata in cambio della riduzione dell'assegno previdenziale. Per lo Stato si tratterebbe di risparmiare un bel po' di quattrini e di dare il via al ricambio generazionale. Lungo questo percorso ci sono però molto variabili da tenere in considerazione, come la class action delle lavoratrici e la posizione attendista dell'Inps rispetto alle decisioni del governo. Ma se l'esecutivo dovesse frenare, anche per timore di un effetto a cascata su altre classi di lavoratori, ecco allora che lo sblocco della questione potrebbe arrivare per via giudiziaria.

La seconda fase della riforma pensioni Renzi potrebbe coincidere con l'emanazione di un decreto ad hoc in estate per introdurre l'assegno universale e misure di sostegno per chi, a pochi anni dal congedo e dunque dalla pensione, ha perso il lavoro. Sotto il primo punto di vista non ci dovrebbero essere ostacoli da Bruxelles, anche alla luce dell'esperienza negli altri paesi. Sul secondo versante c'è l'impegno del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, favorevole all'implementazione dello strumento del prestito previdenziale nel sistema del welfare italiano. D'altronde sono i continui rapporti sulla povertà in Italia a suggerire l'urgenza di un intervento.

Infine ci sarebbe una terza fase, quella più strutturale, che passerebbe dalla prossima legge di stabilità. Fra le misure che potrebbero essere prese in considerazione ci sono l'applicazione di quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione, come requisito per ritirarsi dal lavoro, e la mini pensione.

Nulla è scontato sia per le perplessità dell'Unione Europea sull'impatto economico che misure di questo tipo avrebbero sulla stabilità dei conti in Italia e sia per le posizioni divergenti all'interno del Partito Democratico. Se la minoranza di sinistra e lo stesso Tito Boeri, nuovo presidente dell'Inps, spingono per cambiamenti incisivi, l'ala più governativa e vicina al premier Matteo Renzi, frena e procede con molta cautela.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il