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Pensioni Governo Renzi ultime notizie: riforma, oggi decisione importante che influirà su modifiche e interventi annunciati

Domani la Corte Costituzionale decide sul riadeguamento all'effettivo costo della vita delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo.




Quella di domani 10 marzo 2015 è una giornata decisiva sul fronte della riforma pensioni. Sono infatti attese novità giudiziarie da parte della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla perequazioni degli assegni ovvero dovrà stabilire se quelli superiori a 3 volte il trattamento minimo Inps dovranno essere adeguate al costo della vita. Per dirla con le parole della Spi-Cgil, con il sistema introdotto con l'ultima legge di stabilità si verificherà "un impoverimento progressivo e programmato" di questi assegni. Viene contesto il contrasto con numerosi articoli della Costituzione italiana e della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali.

Il punto chiave da tenere presente riguarda le conseguenze di questa pronuncia. Nel caso di bocciatura delle decisioni assunte dal governo, infatti, diventerebbero privi di significato quegli sforzi immaginati per modificare la legge Fornero, come l'estensione a tutti i lavoratori in attiva del calcolo dell'assegno con il metodo contributivo per consentire l'uscita anticipata, l'applicazione della soglia di quota 100, come somma di anni di contribuzione ed età anagrafica e i vari interventi sulle pensioni di invalidità e le baby pensioni. Insomma, siamo davanti all'ennesimo caso di sovrapposizione di politica e giustizia in campo previdenziale.

Gli scenari possibili solo 3: il riconoscimento delle ragioni degli avvocati dell'Inps e dell'Avvocatura dello Stato, per conto della Presidenza del Consiglio, per cui tutto rimane fermo così com'è; l'accoglimento delle tesi dei ricorrenti che chiedono il riadeguamento degli assegni previdenziali al costo della vita dal 2012 in poi; l'accoglimento delle tesi ma dando via libera al riadeguamento degli assegni solo da oggi in poi ovvero senza effetto retroattivo.

C'è già un precedente ed è la famosa decisione 316 del 2010, in cui i giudici avevano messo nero su bianco che "la frequente reiterazione di misure intese a penalizzare il meccanismo perequativo esporrebbe il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità, perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere di acquisto della moneta".

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il