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Pensioni donne e uomini Governo Renzi: riforma novità in tre fasi separate e non certe tutte quota 100, contributivo, prestito

Ecco il percorso che potrebbe seguire la riforma pensioni Renzi nei prossimi mesi. Tante le questioni aperte. Novità e ultime notizie.




La riforma pensioni Renzi potrebbe procedere per gradi. Da una parte occorrerà dare risposte immediate alle situazioni più urgenti e sulle quali pende il giudizio dei tribunali. Dall'altra ci sono le questioni che hanno bisogno di un'analisi approfondita prima di introdurre cambiamenti strutturali. Ecco allora che potrebbe essere subito definito un disegno di legge per il contributivo donna.

C'è un comitato d'azione che ha citato l'istituto di previdenza italiana per via della modifica della legge Maroni del 2004 con cui le lavoratrici potevano ritirarsi con 57 anni e 35 di contributi facendo riferimento al sistema di calcolo dell'assegno con il più vantaggioso metodo retributivo fino al 2015. La class action è in corso e il governo potrebbe decidere di correre ai ripari.

In seconda battuta c'è l'emanazione di un decreto per introdurre l'assegno universale e misure in favore dei disoccupati a pochi anni dalla pensione. Viene in mente la proposta del ponte previdenziale, avanzata dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, con cui dare ai disoccupati oltre i 50 anni la possibilità dell'uscita anticipata concedendo un prestito da restituire in piccole rate e senza interessi dopo la maturazione dei requisiti richiesti per il congedo effettivo. Si arriverebbe poi alla fine dell'anno con le misure da inserire nella legge di stabilità come l'applicazione di quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione, o la mini pensione.

Ma sono tante altre le questioni ancora aperte. Il Jobs Act è in attesa degli ultimi decreti attuativi. Tra i quali è prevista la nuova Naspi, l'assicurazione sociale per l'impiego su cui si attende il via libera della Ragioneria di Stato. Ma il parere non potrà essere reso noto prima che sia acquisita l'intesa della Conferenza Stato - Regioni. È prevista la cancellazione della cassa integrazione a zero ore, in cui il lavoratore percepisce il sussidio ma non lavora. Sarà possibile solo per i casi di riconversione industriale: nei primi dieci mesi del 2014 sono stati 540 mila i lavoratori in cassa integrazione a zero ore. La cassa integrazione viene finanziata anche con il contributo delle aziende: quelle che hanno meno di 50 dipendenti versano il 2,9% del monte salari annuale, per le aziende che impiegano più di 50 dipendenti il contributo invece sale al 3,2%. La soglia sarà resa mobile.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il