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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: svolta in riforma Pubblica Amministrazione in arrivo in Parlamento. Le ipotesi

La questione della pubblica amministrazione è un passaggio centrale anche per la riforma pensioni Renzi. Vietato creare disuguaglianze fra lavoratori.




Entra nel vivo al Senato la discussione sulla legge delega della pubblica amministrazione che avrà ripercussioni anche sulla riforma pensioni. Come raccontano novità e ultime notizie, iI lavori parlamentari hanno subito un certo rallentamento in attesa della bollinatura della Ragioneria dello Stato e del parere della commissione Bilancio. Nel fascicolo non ci sono misure su pensioni e prepensionamenti, ma si tratta ugualmente di un tema molto caldo, anche alla luce delle proteste dei lavoratori in esubero delle amministrazioni provinciali. La questione sarà dunque ripresa, adesso con emendamenti o in seguito, e non è da escludere la proposizione di una legge universale, valida per il settore pubblico e per quello privato.

Come sa bene il governo, infatti, occorre evitare disparità di trattamento che potrebbero essere pagati caro in termini di sanzioni e di revisione delle norme. Stando alle prime bozze di riforma, i lavoratori pubblici a due anni dal taglio del traguardo del congedo potevano essere messi a riposo se non c'erano altre utili alternative per il loro impiego, come la mobilità, e solo dopo aver informato le organizzazioni sindacali di categoria.

Rimaneva in piedi di trasformare da full time a part time il contratto dei dipendenti prossimi alla pensione per consentire allo Stato di raggiungere un doppio obiettivo: il risparmio della spesa pubblica e il turn over generazionale fra giovani e anziani attraverso l'indizione di nuovi concorsi, l'assunzione dei vincitori delle prove concorsuali già bandite e concluse, la stabilizzazione dei precari.

Uno dei tempi più delicati del percorso immaginato dal ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione riguarda il licenziamento dei dirigenti statali e l'assegnazione di incarichi a tempo al personale esterno. Numeri alla mano, ammontano al 30% la quota di incarichi dirigenziali che con la riforma potranno essere affidati all'esterno per gli enti locali (ora è al 10%) e al 50% quella dei dirigenti pubblici che arrivano dalla Scuola della pubblica amministrazione, in corso di riforma. Che si tratta di un percorso a ostacoli è dimostrato dai 7 mesi trascorsi da quando il disegno di legge sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione è al Senato. E sono 14 le commissioni che ha dovuto dare dei pareri sulla riforma, alcuni vincolati a ulteriori relazioni tecniche.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il