Pensioni donne, vecchiaia, uomini, anziantią riforma Governo Renzi: quota 100, prestito, contributivo, Mini pensioni in tre fasi

Quali soluzioni adotterą il governo per attuare l'attesa riforma pensioni? Quali sono le novitą e le ultime notizie in campo previdenziale?

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Non tutte le misure immaginate per la riforma pensioni Renzi avranno seguito. E soprattutto non tutte saranno introdotte in contemporanea. Il percorso di cambiamento del sistema previdenziale procederà per gradi e la prima novità potrebbe riguardare la questione del contributivo donna. Anche per via della class action da parte delle lavoratrici che ritengono legittima la possibilità dell'uscita anticipata entro il 31 dicembre 2015 in cambio del calcolo dell'assegno con il meno vantaggioso metodo contributivo, l'esecutivo potrebbe accelerare e offrire una soluzione politica.

In seconda battuta, nel periodo estivo, potrebbe essere predisposto il decreto di introduzione dell'assegno universale o del reddito minimo. Siamo ancora nel campo dei ragionamenti, ma fra i sostenitori di questa misura c'è anche Tito Boeri, nuovo presidente dell'Inps. Come al solito occorrerà fare calcoli su calcoli per comprendere la portata e l'eventuale impegno di spesa per lo Stato. Infine, sul finire dell'anno ovvero con la legge di stabilità, potrebbero trovare spazio misure strutturali sulle pensioni come l'applicazione di quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione come requisito da raggiungere per congedarsi dal lavoro.

Nel fare le sue scelte il governo Renzi dovrà valutare anche gli effetti della riforma del lavoro. Fino a che punto le misure introdotte riusciranno a dare una risposta all'emergenza sociale? Tra il 2008 e il 2014 gli occupati in Italia sono diminuiti in media annua di 811.000 persone ma con grandi differenze a livello territoriale: secondo i dati dell’Istat il Sud ha perso 576.000 posti, il Nord 284.000. In sei anni il mercato del lavoro è invecchiato, con oltre 1,1 milioni di over 55 occupati in più e quasi due milioni di under 35 in meno. Nella fascia tra i 25 e i 34 anni si sono persi 1,4 milioni di occupati. Molti di loro, come denunciano i tanti rapporti che continuano a essere prodotti, avranno difficoltà economiche a mantenersi con il solo assegno previdenziale.

Anche l'ultimo anno, che in media in Italia ha registrato un aumento di 88.000 occupati, ha visto arretrare il Meridione con 45.000 occupati in meno. Il tasso di occupazione si attesta al 41,8%. Il trend è legato alla crisi ma anche alle riforme delle pensioni che si sono succedute in questi anni che di fatto hanno bloccato il turn over nelle aziende e nella pubblica amministrazione. Da qui la necessità di prevedere misure ad hoc per il rilancio dell'occupazione nel segno del ricambio generazionale. Secondo il premier Matteo Renzi, i cambiamenti apportati saranno "una rivoluzione" e "avremo più assunzioni che licenziamenti", ma resta poi da capire quali saranno le conseguenze su questa generazione di lavoratori quando (e se) deciderà di andare in pensione.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il