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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia Governo Renzi: riforma, novità questa settimana prospettive interessanti interne e esterne

Dopo riforma del Lavoro e Jobs Act, riforma Costituzionale il governo Renzi torna a discutere la riforma pensioni Fornero: le novità




Dopo riforma del Lavoro e Jobs Act, riforma Costituzionale, riforma della Scuola e della Giustizia, il governo Renzi torna a concentrarsi sulla questione previdenziale, cercando di delineare un programma di interventi necessari per modificare la riforma pensioni Fornero. Da un anno ormai, si susseguono richieste di cambiamenti tali da rendere l’attuale sistema pensionistico più sostenibile, più flessibile, più equo, cambiamenti che dovrebbero passare da quei sistemi di uscita anticipata che oltre a permettere prepensionamenti ai lavoratori che faticano a maturare i requisiti pensionistici previsti dalla legge Fornero, rilancerebbero l’occupazione, soprattutto giovanile che, come ben si sa, ha raggiunto dati stellari nel nostro Paese. E così, quei piani cui si dicono contrari in tanti, a partire dal ministro dell’Economia Padoan, potrebbero diventare nuovo volano per la nostra economia.

Il problema sono i soldi che, com’era stato confermato qualche settimana fa, mancano, ma la nuova operazione di Qe della Bce, con nuovi soldi dall’Italia, potrebbe rappresentare una nuova possibilità di intervento. E sarà l’occasione giusta per capire quanto effettivamente il governo Renzi voglia lavorare sulle pensioni. I meccanismi di uscita anticipata con quota 100, prestito pensionistico, staffetta generazionale o part time, o sistema contributivo per tutti, non prevedono l’impiego di particolari risorse aggiuntive, eppure finora si è sempre temporeggiato sulla loro approvazione.

Tra i più fattibili anche prestito pensionistico e staffetta generazionale che, oltre a non richiedere soldi, non modificano età e contributi richiesti dalla legge Fornero e non toccano, dunque, quella riforma capace di garantire ben 80 miliardi di euro di risparmi. Ma sindacati e alcuni esponenti politici, come Cesare Damiano, spingono sull’uscita a quota 100, che consentirebbe ai lavoratori di decidere l’età di uscita dal lavoro. Si potrebbe, infatti, decidere di andare in pensione a 60 anni di età con 40 anni di contributi, o a 61 anni di età con 39 anni di contributi e così via, purchè tra età anagrafica e contributiva si arrivi al risultato di 100.

Le idee, dunque, ci sono e si tratta di piani che sarebbero accompagnati o anticipati da decreto previdenza o decreto povertà che, tra modifiche di baby pensioni, pensioni di invalidità e di reversibilità, o possibilità di erogazione del cosiddetto assegno universale, renderebbero il sistema previdenziale anche più equo e sostenibile. Resta da capire dove eventualmente reperire le risorse necessarie per mandare in pensione prima i lavoratori. Se alcune potrebbero derivare proprio da quel piano di tagli annunciato da Renzi, altre potrebbero essere reperite da quel ricalcolo contributivo proposto dal presidente Inps Boeri.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il