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Pensioni donne, vecchiaia, uomini riforma Governo Renzi: novità contributivo, Mini pensione, quota 100, prestito della settimana

Maggiore flessibilità in uscita e interventi nella prossima Legge di Stabilità: primi segnali per interventi concreti sulla riforma pensioni Fornero? Le novità




Maggiore flessibilità in uscita e interventi nella prossima Legge di Stabilità: queste le novità e ultime notizie annunciate per le attese modifiche alla riforma pensioni Fornero. Il ministro del Lavoro Poletti, intervenuto nuovamente sulle pensioni in questa settimana, ha precisato che sono certamente necessari interventi di correzioni di una legge in qualche parte errata ma che per intervenire bisognerà tenere d’occhio i conti pubblici e quindi attendere la Legge di Stabilità. La sua cautela è volta a non alimentare troppe speranze e aspettative com’era stato fatto già l’anno scorso, quando si diceva che proprio la Legge di Stabilità avrebbe contenuto interventi sulle pensioni che, invece, non ci sono stati.

Tra le soluzioni per rendere più flessibile la Legge Fornero, nonostante la contrarietà più ribadita dal ministro dell’Economia Padoan che non intende abbassare l’età pensionabile, da tempo si discute dell’uscita quota 100, cioè del raggiungimento dei requisiti minimi per la pensione dato dalla somma fra età anagrafica e contributiva, quota 100, che permettere di andare in pensione a 62 anni di età e 38 anni di contributi, o a 60 anni di età e 40 di contributi, insomma lasciando al lavoratore la libertà di scegliere l’età di uscita, sistema proposto da Cesare Damiano e particolarmente sostenuto dai sindacati, meno, invece, da alcune forze politiche che lamentano un impiego di risorse di cui lo Stato non dispone.

Anche Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha puntato la sua attenzione sul tema flessibilità pensionistica, ribadendo come sia necessario rimediare una volta per tutte ai problemi creati dalla riforma pensioni Fornero e proponendo la possibilità di pensioni anticipate ma di importo inferiore. Ed è su questo tema che ha aperto solo qualche giorno fa il ministro Padoan, annunciando un prossimo incontro proprio con Boeri e ministro Poletti.

Per ora, comunque, il governo Renzi non ha ancora stabilito nulla di definitivo sulla riforma pensioni e si continua a discutere di prepensionamenti, per cui la discussione potrebbe ripartire già in settimana con la ripresa della discussione della riforma della P.A., ma anche di decreto previdenziale e decreto povertà. Si tratta dei primi due interventi che dovrebbero essere in calendario volti a interventi pensionistici, che riguarderebbero modifiche a baby pensioni e pensioni di invalidità e reversibilità e definizione dell’assegno universale, misure volte, come si nota, a ristabilire equità e sostenibilità nel sistema previdenziale e a sostegno di persone in difficoltà.

Dopo aver concluso questi interventi, si passerà alla valutazione dei piani di uscita anticipata, a questo punto dopo l’estate, presumibilmente come annunciato da Poletti nella prossima Legge di Stabilità ma è ancora presto per darne ufficialità. Di certo c’è la spaccature di partiti e forse sociali sui sistemi considerati migliori e più fattibili. C’è chi punta sul prestito pensionistico, già proposto dall’ex ministro Giovannini e ripresentato dall’attuale ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che offre la possibilità di andare in pensione prima qualche anno, due o tre anni, ricevendo un anticipo sulla pensione finale, circa 700  euro al mese, che sarà restituito attraverso piccole decurtazioni mensili di qualche decina di euro. Al vaglio anche il piano di uscita anticipata con ricalcolo dell'assegno esclusivamente con sistema contributivo, meno probabile però. Si tratta di una possibilità concessa finora solo alle donne lavoratrici, sia autonome che private, ma che si vorrebbe estendere anche agli uomini, permettendo a tutti di andare in pensione prima, a 57 anni per i dipendenti e a 58 anni per gli autonomi, con 35 anni di contributi, ma accettando di calcolare la propria pensione finale esclusivamente con metodo contributivo e non più con il vantaggioso retributivo, ricevendo di conseguenza una pensione ridotta.

Ma questo sistema, pur se di difficile approvazione, promette risparmi per lo Stato nel lungo periodo, nuove risorse che potrebbe essere riutilizzate per interventi nel welfare o sulle pensioni stesse. Tra i sistemi più fattibili, insieme al prestito pensionistico, anche quello di uscita anticipata con staffetta generazionale e part time: questo meccanismo, valido per coloro cui manca qualche anno alla pensione, prevede il passaggio da lavoro full time a lavoro part time con riduzione dell’orario di lavoro anche una riduzione dello stipendio ma mantenendo il regolare pagamento dei contributi previdenziali da parte dell’azienda fino alla maturazione dei normali requisiti pensionistici.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il