La pubblicità ha un nuovo target: sono i papà

L'ultima scoperta degli spot pubblicitari? I papà



L'ultima scoperta degli spot pubblicitari? I papà. Lo rileva una ricerca condotta dall'Università Cattolica e riportata dal sito BrandForum, che sottolinea come la presenza dei padri sia sempre più utilizzata nell'advertising italiano. A tutto vantaggio del coinvolgimento emotivo dei vari target di riferimento e- naturalmente- delle vendite.

Importante notare che – messa al bando la figura del padre tradizionalista e severo- nelle pubblicità ora i veri protagonisti siano i padri-bambini. Papà con desideri che spesso coincidono con quelli dei figli adolescenti.

Da quelli di un sano snack- come nel caso di Maxibon, in cui la golosità e la voglia di competizione trasformano il giovane papà in un ragazzino, capace di imitare il figlio nel lanciare palline di gelato in aria per poi riprenderle al volo- al bisogno di riposare oltre i limiti consentiti, come nella pubblicità Mulino Bianco, in cui è il bambino a svegliare il padre con un fumante Saccottino in mano.
Un atteggiamento che non manca di coinvolgere i vip nazionali, come Ciro Ferrara, testimonial Danone, che nella pubblicità Danette gioca e canta con i suoi figli in cucina e- pensando di ingannare la moglie- le fa credere che il budino appena preparato sia opera loro.
L'attenzione, a volte eccessiva, data al lato giocoso del padre, è la caratteristica di questi spot, come sottolineano i ricercatori della Cattolica.
E se il papà-amico irrompe sulla scena pubblicitaria, in compenso va sempre più assottigliandosi la presenza della famiglia in stile "Mulino Bianco", con una ferrea divisione dei ruoli fra mamma casalinga e papà deputato a mantenere la famiglia.

Ingrato compito che tocca a Urbano Persichetti, alias Cristian de Sica, il quale, nello spot della Tim, si ritrova a fare i conti con la figlia e con il suo incomprensibile gergo tecnologico, la sua “tribù” e con la voglia di far tardi. Una pubblicità questa che –come sottolinea la ricerca- ha un significato ben più profondo della semplice ilarità, cioè che per i padri vecchio stampo non c'è più spazio e che necessario sviluppare una buona conoscenza della tecnologia se non si vuole perdere il dialogo coi figli.

Puntare sulla complicità e su un nuovo rapporto fra figli “adulti” e padri “fanciulli” è dunque l'arma più accattivante per conquistare un target allargato, di famiglie moderne e scosse da profondi mutamenti sociali.

Famiglie in cui i padri hanno scoperto di avere un ruolo fondamentale nella crescita sociale del bambino e dove la figura della madre, alle prese con il lavoro al pari del suo compagno, è meno forte rispetto al passato.

E c'è chi anticipa che dopo i padri-bambini, saranno le famiglie allargate a farla da padrone nelle pubblicità, pronta a cogliere i segnali più sotterranei, per darli in pasto a consumatori bisognosi di riconoscersi non solo nei prodotti, ma anche (e soprattutto) nei loro spot.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il