BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: cosa è successo in Parlamento su contributivo, quota 100, mini pensioni, staffetta

Ancora nulla di fatto di concreto per interventi riforma pensioni Fornero dopo ripresa della discussione ieri in Parlamento: le novità




Da martedì 17 marzo, si è tornato a discutere di modifiche alla riforma pensioni e possibilità di maggiore flessibilità in Parlamento, dove è ripresa la discussione sui sistemi di uscita anticipata necessari per rendere più accessibili i rigidi requisiti pensionistici imposti dalla legge Fornero. Ma le novità e ultime notizie non sono confortanti, visto che dopo diversi rinvii, anche la seduta di ieri si è conclusa con un nulla di fatto ed è stata ancora rimandata.

Si è tornato a parlare di flessibilità in uscita, di necessità di risposte certe da parte del governo sulla proroga dell’opzione contributivo donna fino al 31 dicembre 2015, nonché della necessità di pensare a soluzioni specifiche per i lavoratori usuranti, come macchinisti e lavoratori edili, che sono stati fortemente penalizzati dall’innalzamento dell’età pensionabile imposto dalla legge Fornero e per cui servono interventi.

Nulla è stato, invece, accennato in riferimento ai casi ormai diventati sociali di esodati e quota 96 della scuola. Casi che meritano di essere risolti, a causa dell’ingiustizia nata proprio per l’entrata in vigore della riforma pensioni Fornero ma che attendono ancora soluzioni definitive da parte di un governo che, però, rimandandole, al momento non ha intenzione di definirle. O meglio, l’intenzione per tutelare queste categorie di lavoratori ci sarebbe, ma ciò che mancherebbero sono le risorse economiche necessari per chiudere queste partite.    

A sorpresa, non ha partecipato alla seduta di ieri Cesare Damiano, nonostante da mesi continui a ribadire al governo la necessità di intervenire sulle pensioni, rilanciando le sue proposte flessibili di uscita a quota 100, sostenuta tra l’altro dai sindacati, ma anche di uscita anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, o, al contrario, incentivi nel caso in cui il lavoratore decidesse di rimanere a lavoro più lungo, fino al massimo a 70 anni. In discussione anche meccanismi di uscita anticipata con prestito pensionistico o mini pensione, con sistema contributivo per tutti, nonché con staffetta generazionale e part time, all’unanimità considerati sistemi capaci non soltanto di rendere i requisiti pensionistici più flessibili per tutti ma anche di rilanciare l’occupazione giovanile in Italia.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il