Antitrust completa l'indagine conoscitiva sul mondo del calcio. Proposte diverse riforme

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 21 dicembre 2006, ha deliberato la conclusione dell'indagine conoscitiva relativa al settore del calcio professionistico



L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 21 dicembre 2006, ha deliberato la conclusione dell'indagine conoscitiva relativa al settore del calcio professionistico di cui aveva approvato nei mesi scorsi un primo stralcio inerente il regolamento degli agenti. Nel documento, che contiene diversi capitoli attinenti a tutte le sfere organizzative e di gestione della Federazione, delle Leghe e delle società sportive, vengono anche proposti alcuni correttivi per rendere più competitivo e vicino alle regole di mercato il settore del calcio. Di seguito vengono elencati i punti più qualificanti dell'indagine che verrà tra l'altro consegnata agli organi federali e ai ministeri competenti.

  • Le entrate delle società di calcio professionistiche: come puntare non solo sui diritti televisivi

Il calcio professionistico in Italia rappresenta uno dei principali settori industriali, con una crescita costante dei fatturati delle società. A tale dato si affianca tuttavia l'ingente indebitamento complessivo accumulato dal settore negli ultimi anni, con notevoli perdite di esercizio fatte registrare dalle singole società, in larga parte attribuibili al costo del lavoro, ossia alla retribuzione dei calciatori. In merito a quest'ultimo aspetto, recenti analisi hanno evidenziato tuttavia un ridimensionamento delle retribuzioni lorde annue dei calciatori, le quali, nella scorsa stagione sportiva e per la prima volta dalla stagione 2001/02, si sono assestati in media sotto il milione di euro per la Serie A e si sono ridotti di quasi un terzo per la Serie B.

L'indagine ha evidenziato come la situazione finanziaria delle società di calcio professionistiche, caratterizzata da un'incertezza dei ricavi, sia ampiamente correlata all'esito delle competizioni sportive, posto che l'accesso o meno ad una competizione europea, così come la retrocessione al campionato inferiore o la permanenza nello stesso - a fronte di costi di gestione sostanzialmente fissi - possono determinare sbalzi significativi negli introiti societari, in termini di maggiori o minori entrate da diritti televisivi, da sponsor, da biglietti e abbonamenti per le gare dal vivo. L'analisi delle entrate delle società di calcio professionistiche ha messo in luce uno scarso sfruttamento di alcune fonti di ricavo e, al contempo, una forte dipendenza delle stesse società dai diritti audiovisivi, che rappresentano oltre il 40% dei ricavi delle società di Serie A, mentre il 12% arriva dagli sponsor. Le attività di merchandising rappresentano invece un'entrata oggi poco rilevante per le società in Italia, costituendo - in media - meno dell'1% delle entrate totali delle stesse, con riferimento alla Serie A. L'indagine ha evidenziato come tale circostanza sia principalmente da attribuire all'eccessiva diffusione della contraffazione dei marchi, che disincentiverebbe le società dallo sviluppare le attività di merchandising, per lo meno nella sua accezione tradizionale.

  • Diritti tv, sì alla vendita centralizzata ma non imposta con legge e con nuovi criteri di mutualità per garantire un campionato di calcio più combattuto

L'indagine svolta dall'Autorità ha messo in luce, attraverso simulazioni effettuate sulla base dei sistemi di vendita adottati in altri Paesi europei, come il regime di vendita e ripartizione dei diritti televisivi esistente in Italia abbia accentuato gli squilibri di tipo economico tra società maggiori e minori. La vendita centralizzata, come facoltà e non come obbligo, potrebbe migliorare la situazione ma il vero problema consiste nell'inadeguatezza del vigente meccanismo di ripartizione delle risorse adottato in Italia: l'attuale sistema, prevedendo che le società debbano versare ai fini mutualistici il 19% dei loro proventi totali, non realizza appieno le tipiche esigenze solidaristiche che connotano il fenomeno sportivo se confrontato con i meccanismi adottati in ambito europeo. Soprattutto in Francia, ad esempio, una quota maggioritaria è distribuita in parti eguali tra le società e una quota pari al 5% dei proventi viene attribuita allo Stato per promuovere e sovvenzionare i settori giovanili nonché contribuire alla crescita degli altri sport.

Pertanto, l'Autorità ritiene che tali compiti di ripartizione dovrebbero essere attribuiti ad un soggetto terzo, o quantomeno ad un organismo indipendente che risponda alla Figc sulla falsariga della Co.Vi.Soc. al fine di garantire che la ripartizione delle risorse sia organizzata in modo da prevedere meccanismi di reinvestimento dei proventi a favore delle competizioni sportive considerate nel loro insieme, nonché a beneficio dell'intero settore calcistico.

  • Una nuova disciplina dei rapporti tra calciatori e società

I rapporti tra calciatori e società di calcio sono disciplinati da disposizioni di vario rango, sia di natura legislativa (legge n. 91 del 1981) che di fonte federale (in particolare le NOIF, Norme Organizzative Interne della Federazione), nonché sulla base dell'Accordo Collettivo concluso tra le rappresentanze dei soggetti interessati (FIGC, Lega Nazionale Professionisti e Associazione Italiana Calciatori). Le previsioni di fonte federale e quelle contenute nell'Accordo Collettivo si ispirano poi per larga parte al Regolamento FIFA.

La normativa nazionale non contempla la possibilità di risolvere il contratto per giusta causa o per giusta causa sportiva. Soltanto nelle ipotesi espressamente previste dall'Accordo Collettivo, riconducibili alla morosità delle società, all'inabilità o inidoneità dei calciatori nonché al mancato rispetto del contratto e delle norme federali, è infatti possibile risolvere unilateralmente il contratto. La risoluzione consensuale è invece sempre possibile.

L'Autorità ritiene che la stabilità dei rapporti tra società e calciatori dovrebbe rappresentare un valore in sé e non essere chiamata in causa solo per impedire la risoluzione unilaterale dei contratti.

Pertanto, l'Autorità auspica le seguenti modifiche della disciplina contrattuale:
- previsione di un periodo protetto, durante il quale i contratti non possono in linea di principio essere risolti;
- introduzione di un sistema sanzionatorio a tutela di detto periodo protetto;
- introduzione del principio della risoluzione unilaterale dei contratti per giusta causa;
- fissazione della durata minima dei contratti pari alla durata del campionato.

  • Il nuovo regolamento agenti: meno esclusive e stop ai conflitti di interesse

Quanto al regolamento agenti l'Autorità ribadisce le posizioni già espresse nel relativo stralcio dell'indagine conoscitiva.

Più specificamente, l'analisi svolta ha rilevato problemi di natura concorrenziale in merito alle seguenti tipologie: i) vincoli all'accesso all'attività di agente dei calciatori; ii) standardizzazione dei rapporti contrattuali esistenti fra l'agente ed il calciatore; iii) clausole leganti; iv) inidoneità delle attuali previsioni in materia di conflitto di interessi a garantire pari opportunità agli agenti dei calciatori operanti sul mercato.

Per quanto riguarda la disciplina del conflitto di interesse, l'Autorità ha invece concluso che l'attività di agente dovrebbe essere vietata quando si gestiscono trattative che vedano come destinatari o beneficiari dell'attività svolta soggetti che abbiano legami parentali o di affinità quantomeno entro il secondo grado con l'agente stesso. Tale rimedio, che trova recepimento nella bozza di regolamento della Fgci, in corso di adozione, è apparso maggiormente rispondente al principio di proporzionalità rispetto alla soluzione originariamente proposta che prevedeva per tale fattispecie un regime di incompatibilità all'esercizio di attività di agente di calciatori.

Il Regolamento dovrebbe espressamente escludere la possibilità che uno stesso agente possa rappresentare al contempo allenatori e calciatori o, quantomeno, che lo stesso possa rappresentare allenatore e calciatori appartenenti alla stessa squadra.

  • La struttura organizzativa del settore, i punti cardine per una riforma dei ruoli di Figc e Leghe

Nel corso dell'indagine conoscitiva è emerso che, sotto un profilo Antitrust, la natura di monopoli naturali delle competizioni sportive condiziona necessariamente la struttura organizzativa del sistema calcio. Ciò determina che, per ragioni di efficienza, in ogni Paese, sia un singolo ente ad organizzare il settore e a dettare le regole per la realizzazione e lo svolgimento delle competizioni sportive (le Federazioni). In tutti i paesi il calcio è organizzato mediante l'istituzione di una struttura federale sovraordinata ai singoli club ed alle loro associazioni, rappresentate nel settore calcistico dalle Leghe.

Come evidenziato in precedenza, l'Autorità riconosce che le specificità proprie dello sport in generale e del calcio in particolare richiedono che il settore sia organizzato e disciplinato da un'unica struttura federale, rappresentata a livello nazionale, per il settore calcistico, dalla FIGC.

Sotto il profilo giuridico i poteri di regolamentazione riconosciuti alla Federazione si giustificano alla luce della natura di ordinamento settoriale che caratterizza l'ordinamento sportivo, cui l'ordinamento statuale riconosce un elevato grado di autonomia, che si manifesta anche attraverso il potere di auto-organizzazione e di auto-normazione.

In Italia il sistema calcio, solo formalmente incentrato sul ruolo centrale della Federazione, ha dimostrato evidenti carenze funzionali anche a causa del sempre più rilevante ruolo attribuito ai suddetti organismi associativi (le Leghe) nell'ambito della struttura federale.

Per saperne di più visita il sito Antitrust

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il